Bennato e la voce dei briganti del Sud (Quotidiano della Calabria)

di Redazione, del 13 maggio 2013

 Dal Quotidiano della Calabria - 11 maggio 2013

Nello stand calabrese a Torino "Ninco Nanco deve morire"

Eugenio Bennato racconta la voglia di riscatto del Meridione. Esce il 15 maggio in libreria per Rubbettino "Ninco Nanco deve morire. Viaggio nella storia e nella musica del Sud" scritto dal cantautore con prefazione di Pino Aprile. Bennato presenterà insieme ad Aprile il libro in anteprima nazionale al Salone del Libro di Torino sabato 18 maggio alle ore 16, nello Stand Calabria, Spazio Incontri. Un'occasione, per quanti saranno a Torino per l'evento culturale, di ascoltare il racconto di un capitolo storico che coinvolge la Calabria e la sua cultura popolare. «L'epopea brigantesca - dice Bennato - non aveva mai avuto il suo inno. Forse aspettava che noi lo scrivessimo. E quando l'abbiamo scritto se l'è ripreso. Ha cominciato a suggerire che appartenesse a loro, ai briganti e alla loro terra. Ai loro boschi, alle loro veglie sui monti, alle loro cavalcate col cuore in gola, al loro coraggio, alla loro disperazione.

E questo è vero. Siamo debitori al grande Sud della lotta per tutte le favole inespresse che ci hanno colpito il cuore. Per tutti i lampi di sguardi fieri, di chitarre battenti e di tamburi di possessione». Nel libro Bennato ricorda la nascita e la fortuna di "Brigante se more", la canzone scritta per la colonna sonora di uno sceneggiato Rai e diventata l'inno dei «nuovi briganti» di quanti non si arrendono alla sorte del Sud e si impegnano per il suo riscatto. "Brigante se more" è però anche un caso emblematico di una vicenda che vede proprio in Eugenio Bennato il protagonista e che ha nel lavoro di recupero della tradizione musicale meridionale il proprio compimento.

Un cammino, quello del cantautore napoletano, che non può si ferma solo alle sette note ma che riscoprendo la tradizione musicale finisce inevitabilmente per andare a riaprire quelle pagine della storia del Sud frettolosamente voltate dalla storia ufficiale, una storia fatta di soprusi, di violenza e che vede proprio nell'epopea del brigantaggio non l'anticamera della mafia come qualcuno ha semplicisticamente concluso ma un movimento di ribellione di un popolo che non vuole e non può abbandonarsi a un destino scritto e deciso altrove. Il lavoro di Bennato finisce così per mettere insieme storia ed etnografia ma anche sociologia e psicologia e, sopra tutto, la musica, quella musica che attraverso i secoli porta dentro di sé la storia e l'identità di una terra così vicina eppure ancora così lontana.