Quando Giulio Argan invitava a di preservare l’originalità culturale del Sud (zoomsud.it)

di Filippo Veltri, del 18 Settembre 2019

Fernando Miglietta

Il pensiero e le forme

Dialoghi al futuro G.C. Argan, M. Rotella, G. Dorfles, A. Perilli, E. Carmi, E. Crispolti, M. Delle Site, S. Miglietta, S. Fiume, L.M. Patella, C. Berlingieri, C. Pozzati, P. Restany, F. Summa, A. Mendini, F. Purini, P. Portoghesi

Tutti siamo debitori nei confronti di Giulio Carlo Argan, studioso, intellettuale, storico dell’arte e critico militante. Politico, uomo delle istituzioni.

A centodieci anni dalla nascita (era nato a Torino nel 1909) l’Archivio Miglietta, testimone di tanti momenti vissuti con i maggiori protagonisti dell’arte e della cultura italiana, gli dedica il suo terzo volume: “Fernando Miglietta, Diariotre Con Giulio Carlo Argan, La città, le arti e il progetto”, edito da Rubbettino per la collana Università. con introduzione di Paolo Portoghesi, presentazione di Claudio Gamba e i  contributi di Enrico Crispolti e Claudio Gamba, postfazione di Franco Purini.

“Diariotre, Con Giulio Carlo Argan”, che segue quelli già dedicati a Bruno Munari e Pierre Restany, è  testimone appunto dell’intenso rapporto di Fernando Miglietta  con Giulio Carlo Argan nell’arco di un decennio ( 1977-1988 ) e svela per molti versi pagine inedite della cultura italiana che ci fanno meglio capire l’attualità del pensiero di Argan.

“Il tema arte-città, quel rapporto tra le arti e il progetto, in grado di esprimere forme identitarie di una cultura, – scrive Fernando Miglietta – era l’orizzonte primario del pensiero critico di Giulio Carlo Argan, speciale compagno di viaggio nei complessi rapporti tra politica e cultura e illuminato testimone critico della mia ricerca in arte e in architettura. In più occasioni abbiamo dialogato, confrontandoci sull’idea di futuro e di memoria, di arte e città, consapevoli della necessità di un progetto, azione e forma politica”.
“Il centro della nostra riflessione ruotava spesso attorno ad un nuovo rapporto tra immaginazione e progetto, arte e città, pensiero e forme, alla ricerca di una nuova idea di futuro”.   

Argan aveva piena coscienza  dei mutamenti in atto, in particolare della “crisi dell’arte” come “scienza europea”. Il rapporto tra la Città, le arti e il progetto, era alla base del suo pensiero e della sua azione critica.
“Le arti, – affermava Argan – sono costitutive della città. Il solo luogo a cui tutte convergono e in cui fanno sintesi è la città. Per studiare l’arte bisogna partire dalla città…”.

“E ancora, nella visione moderna di Argan – sottolinea l’architetto Miglietta – centrale era il rapporto tra cultura e politica: I partiti, le classi dirigenti, gli intellettuali. Argan su questi temi però non è mai stato tenero, ha sempre denunciato la mancanza di impegno civile, di carenza di progettualità: in alcuni casi un vero e proprio processo al Novecento”.

 E sui rapporti tra Nord e Sud,  la sua riflessione (1982)  ancora più dirompente e illuminante.

“L’unità del Paese è a rischio. Non avendo risolto nessuno dei problemi economici del mezzogiorno, l’Italia sta rischiando addirittura l’unità, non forse quella amministrativa o politica, ma l’unità come complesso di culture diverse che interagiscono positivamente” .
E su quale azione politica  fosse necessaria a favore della cultura del Sud:  “Il problema  non è tanto di portare al Sud strutture o apparati culturali come quelli esistenti al Nord, quanto quello di preservare l’originalità culturale del meridione, seriamente in pericolo in quanto legata ad una minore potenzialità economica.”  

La difesa della originalità culturale del Sud, del  patrimonio culturale dell’intera Magna Grecia, in cui le università dovevano essere messe in condizione di produrre liberamente cultura,  era, dunque, per Argan una  costante volontà progettuale che manifestava criticamente. “ La produzione culturale nel meridione – affermava Argan – sembra una vasca da bagno dalla quale, essendosi perduto il tappo, tutta l’acqua scorre via”.

Non senza tralasciare un discorso sulle arti, sulla cultura dei partiti di sinistra. “ Non ha alcun interesse sapere – diceva Argan – quale pittura sia preferita dal Partito comunista, o da quello Socialista, o dalla Democrazia Cristiana, bensì è interessante individuarne i temi. Nell’ambito del Partito comunista, ho sempre sostenuto che non ha alcun interesse preferire la pittura di Guttuso a quella di Burri, importante essendo invece l’individuazione di tematiche nuove nel cui ambito potessero poi rientrare queste scelte.  I partiti di sinistra , e non solo il P.C.I., dovrebbero essere maggiormente interessati all’urbanistica, al design o al problema delle comunicazioni di massa: e mi rincresce dover constatare che nessun partito italiano ha posto realmente al centro del suo interesse queste questioni”.
Un vero e proprio processo al Novecento, dunque, alla politica, ai partiti, alle classi dirigenti; agli intellettuali, ai professori universitari: “ Ecco dove sono le nostre grandi colpe. Ci lamentiamo che  Bodrato o Malfatti hanno fatto cattive  riforme dell’Università; eppure – diceva Argan -noi professori universitari che cosa abbiamo fatto per ottenere una buona riforma? In pratica, niente. Abbiamo preferito andare tre ore a settimana a far lezione all’Università, e dedicare il resto del nostro tempo a studiare in biblioteca”.

“Per chi ama l’arte e la sua storia ed ha condiviso la necessità dell’impegno politico come partecipazione alla responsabilità del cambiamento, – osserva Paolo Portoghesi nell’introduzione al libro – Argan rimane una testimonianza indimenticabile. Per lui la storia dell’Arte non era cronaca filologica di ciò che è stato, ma un modo per indagare criticamente il presente e le prospettive del futuro”.

Il progetto dunque, per Argan, come “cuore del collegamento delle arti, delle arti con la città, delle arti con la società, – evidenzia Claudio Gamba nella presentazione – ma anche del dialogo con il futuro, della saldatura tra utopia e concretezza pratica del fare”. Al centro della sua visione delle arti – scrive Franco Purini nella postfazione – “c’è l’idea del progetto come forma simbolica della modernità. Una forma che si sdoppia generando una straordinaria energia trasformatrice”. 

Dunque, tutti siamo debitori nei confronti di Giulio Carlo Argan. Lo stesso Enrico Crispolti, “dagli arganiani considerato un anti-arganiano”, e non del tutto a torto”, in questo libro riconosce, – nella sua disvelata ed inedita testimonianza a Miglietta, prima della sua  scomparsa –  “ fra le componenti salienti della sua formazione professionale, un importante ruolo storico della variamente attesa lezione arganiana. Esattamente proprio – scrive Crispolti – per la sua preminente componente di implicita qualificazione ideologica dell’evento artistico, come tale, nella sua frizione societaria, nel sotteso giudizio sul mondo”.

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