“Leggete e moltiplicatevi. Manuale di lettura consapevole” di Romina Arena | Letture.org (letture.org)

del 3 Dicembre 2020

Romina Arena

Leggete e moltiplicatevi

Manuale di lettura consapevole

Dott.ssa Romina Arena, Lei è autrice del libro Leggete e moltiplicatevi. Manuale di lettura consapevole edito da Rubbettino: in cosa consiste l’approccio esperienziale alla lettura e alla letteratura?

 

Consiste nel mettere tutta la nostra vita – il nostro passato, il presente e il futuro, la memoria che ci portiamo dietro, l’intelligenza di considerare i fatti che ci accadono e la volontà di camminare forti di questa conoscenza – dentro l’esistenza che conduciamo qui e ora. L’approccio ruota intorno all’esperienza – cioè intorno alla conoscenza che abbiamo accumulato vivendo, amando, patendo, sperando e domandando – perché essa è la forma di agire che ci induce a entrare dentro le cose, a farci coinvolgere e provocare da esse. Significa che tra noi e la letteratura c’è un legame indissolubile non perché ci piace leggere e ci intestiamo il titolo di lettori/lettrici forti, ma perché la letteratura parla di ciascuno e ciascuna di noi e parla a ciascuno e a ciascuna di noi con una lingua ben precisa e formulata. La letteratura non è altro da noi e noi non siamo altro dalla letteratura e se questo legame è vero, allora l’unico modo che abbiamo per accoglierla, possederla, sentire che ci appartiene e moltiplicarla è donarle il nostro corpo perché esso si faccia interprete e custode della sua parola. Non è niente di scabroso o immorale: è soltanto permettere alla letteratura di commistionarsi coi nostri umori, col fango, con la polvere, con gli sputi; di esporsi alle intemperie e alla canicola della controra d’agosto. È permetterle di consegnarci un cesto di parole nuove che narrino la nostra esistenza con un linguaggio più chiaro e cristallino. Solo in questo modo, incarnandola nella concretezza della vita, essa sarà in grado di comunicarci qualcosa. Diversamente, rimarrà quel bel servizio da tè che non utilizzeremo mai per paura di sbreccarne le tazze.

 

Qual è il valore sociale, spirituale, civico e catartico della lettura?
La lettura è inutile. Per questo è un atto rivoluzionario, spezza lo stato di necessità con il quale viviamo le nostre vite e alla luce del quale giudichiamo ogni nostra azione. La lettura ci impone di sovvertire la nostra scala di valori, di riconsiderare il nostro rapporto col tempo. Nell’epoca dei contenuti mordi e fuggi, cuciti insieme con l’urgenza di passare oltre, darsi il tempo di stare è un atto politico, un’azione che contesta e ribalta gli standard e i ritmi che la società odierna iperproduttivista pretende di imporci. Stare con un libro è un atto di dissidenza. È un modo di dire no e scegliere un’alternativa di vita diversa da quella mainstream. Più critica, più attenta, più inclusiva, meno asservita.

 

L’azione lenta e metodica della lettura ci costringe a decostruire il nostro sguardo stereotipato (quello addestrato e ammansito dalla tv), a non dare alcunché per scontato, a riformulare una lingua nuova che non esalti solo la punta delle nostre scarpe, ma l’universo intero in una dicotomia dentro la quale la punta delle nostre scarpe e l’universo intero non possono essere scissi perché l’universo intero sarebbe diminuito di qualcosa senza la punta delle nostre scarpe e la punta delle nostre scarpe non avrebbe un orizzonte senza l’universo intero.

 

La letteratura, e di conseguenza la lettura, sono determinanti nella formazione di una coscienza civile perché da esse passa l’universo, le relazioni, i conflitti, la storia, le sperequazioni sociali, i quesiti interiori e spirituali, la presunta superiorità dell’essere umano sulla natura, la filosofia e anche la matematica.

 

Quando la letteratura è uno strumento per leggere e interpretare la realtà, l’attualità, la società, l’economia, il buongoverno, allora è uno strumento politico e di civismo, cioè il mezzo attraverso il quale impariamo a sviluppare un’analisi critica che decodifica l’esistente, inquadrato in un contesto storico più ampio, retroattivo e proattivo e diventiamo parte dinamica della comunità in cui viviamo e operiamo. Ma la letteratura è anche uno strumento spirituale, perché ci consente di entrare dentro il cuore degli esseri umani, ritrovare e riconoscere in essi un pezzo della nostra vita, dei nostri limiti, dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni, della stessa fame di cibo che nutra la nostra interiorità e prendere consapevolezza che anche noi, a nostra volta, custodiamo un pezzo dei loro desideri e limiti, delle aspirazioni e del cibo che li nutra.

 

In che modo il laboratorio di lettura consapevole costituisce lo strumento pratico di tale approccio?
Il laboratorio di lettura non è una formula preordinata né un piano inoppugnabile. Non è prevista la ricerca di una verità univoca condivisa da chiunque. Il suo sviluppo è affidato a un’alchimia nella quale non è contemplato il fallimento, semplicemente perché laddove vengono condivise le nostre vite, le nostre biografie, le nostre esperienze non esiste alcunché che possa essere sbagliato. E tantomeno può esserci qualcosa di scontato o prevedibile laddove la parola si fa provocazione e sfonda la corazza delle nostre certezze e mette in discussione le nostre verità. Il laboratorio di lettura è il luogo in cui l’esperienza e la parola si incontrano e operano una catarsi che è disvelamento, riconoscimento e ricostruzione della nostra storia, che è letteratura perché è essa stessa narrazione. Come avviene, allora, questo corto circuito?

 

Durante un laboratorio di lettura si fa un’esperienza immersiva nella letteratura. Significa che mettiamo tutti e cinque i sensi al servizio della storia che stiamo ascoltando e spalancando tutti i canali della nostra percezione facciamo strada a una parola che opera in noi un’azione maieutica, ermeneutica ed esegetica. La parola che ci colpisce – come il sasso nello stagno di cui parla Gianni Rodari – spariglia la melma, intorbida le acque, crea uno shock e va ad ancorarsi al fondo dove pesca un ricordo, un volto, un evento, un’emozione che erano confusi e anonimi e li riporta in superficie con un nome e un cognome.

 

Come si articola l’attività dell’animatore e quale importanza riveste la lettura ad alta voce?
Chi anima laboratori di lettura non è altro che una persona che ha già fatto per prima l’esperienza che propone. Quindi il primo passaggio è leggere, stare col testo, e vivere in prima persona il percorso che poi si vorrà proporre. Non c’è davvero niente di speciale nell’animatore, se non questo: conoscere le vibrazioni interne del brano, porgerlo, consentire a chi partecipa ai laboratori di farlo proprio e sentire la libertà di rivoltarlo sottosopra e farsi rivoltare sottosopra. Non si arriva ai laboratori con un programma preconfezionato dall’inizio alla fine, ecco perché anche chi anima impara moltissimo e scopre la novità di sfumature e dettagli e arriva anche a sentire risonanze nuove. Chi anima un laboratorio di lettura non ha soluzioni da dare, né visioni univoche da suggerire. Fa opera di collezione, raccoglie le esperienze individuali, fluidifica la condivisione, porge domande per continuare ad andare – insieme – più a fondo nel brano. Gioca d’anticipo perché nessun contributo vada perduto. L’impegno possiamo suddividerlo in due parti: porgere il testo e non perdere alcuna risonanza. Il percorso, poi, lo traccia la fiducia che si instaura e l’alchimia che si crea tra lettrici e lettori tra loro e tra chi partecipa ai laboratori e chi li anima.

 

Da questo punto di vista, la lettura ad alta voce ha un suo ruolo centrale, perché è il momento nel quale la storia che si condivide prende tridimensionalità, gioca sui chiaroscuri, arriva alle orecchie di chi l’ascolta con i vibrati e i colpi di scena. È il momento in cui si mette in piedi e inizia a parlare tante lingue quante sono le persone che l’ascoltano e con ciascuna instaura una relazione intima e personale, esclusiva e irreplicabile.

 

Quali benefici ottiene chi partecipa ad un laboratorio di lettura?
Lungo tutta la mia esperienza ho avuto modo di portare i laboratori di lettura consapevole nei contesti più disparati, dalle scuole alle carceri, e in ciascuno di essi il valore intrinseco è stato nel tipo di esperienza che ho proposto: una immersione nella letteratura che però non è un esercizio estetico fine a se stesso, ma punto di partenza per una indagine interiore, per interrogarsi sulla realtà che ci circonda, per individuare quei punti di fuga della nostra inquietudine che ci permettano di continuare a camminare mossi dalla curiosità di carpire il bordo di un mistero. Lungo questo cammino ci si riappropria delle emozioni, della parola, si impara a dare un nome a ciò che ci si agita dentro, si liberano le emozioni e le vocazioni. Il laboratorio di lettura è uno spazio di libertà, decontaminato dal giudizio e dal pregiudizio; costruito per essere inclusivo e per esaltare le diversità – che sono poi le unicità che ci portiamo dentro e che ci caratterizzano nella nostra bellezza e nel nostro modo di contribuire alla poliedricità necessaria di questa terra. Chi partecipa ai laboratori di lettura non impara a leggere di più e meglio, ma ad avere uno sguardo più profondo e interrogativo, critico e compassionevole sulla realtà e sulla propria esistenza. Impara a riconoscere che le emozioni che avverte – stuzzicate e stimolate da un brano – sono un varco aperto su altri mondi sconosciuti che si porta dentro; un varco aperto verso concatenazioni infinite di misteri che scoprirà solo se avrà la disponibilità spirituale a farsi provocare dalla letteratura che incontra. Se considererà la felicità di ritrovarsi dentro un personaggio che ama e il fastidio di incontrarne uno che detesta come espressioni ugualmente costruttive e feconde di una stessa sete di ricerca.

 

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