I giorni della congiura (Il Messaggero)

di Marco Gervasoni, del 26 Aprile 2016

Da Il Messaggero del 26 aprile

Qualche tempo fa il timore di un esponente del Movimento 5 stelle, su un complotto orchestrato per condurli al Campidoglio, ha suscitato non poca ilarità, più che per conclamata fede nel complotto, per l’inversione della tradizionale immagine – in genere infatti il complotto è organizzato per far perdere, non per far vincere. Per il resto, il movimento grillino, pure esagerando in tale retorica politica, è tutt’altro che il solo a evocare congiure, termine sentito nelle dichiarazioni di molti esponenti di altri partiti per spiegare sconfitte e disastri.
L’EXCURSUS
Ma la teoria del complotto ha una lunga storia dietro di sé, ci insegna il volume a più voci, curato da Alessandro Campi e Leonardo Varasano (“Congiure e complotti. Da Machiavelli a Beppe Grillo”, Rubbettino, 16 euro).
La storia politica italiana degli ultime decenni ne è colma, come mostra Varasano si va dalla cospirazione della finanza inglese per le privatizzazioni post 1992 alla congiura degli americani per far crollare i Partiti della prima Repubblica. Per quanto non fosse assente neanche prima – si pensi alla “teoria” del “grande vecchio” per spiegare le Brigate Rosse e l’omicidio Moro – l’immaginario cospirazionista si concentra soprattutto nella cosiddetta Seconda repubblica, non casualmente con il venire meno di solide culture politiche. Il complotto, scrive il grande storico francese Raul Girardet in un saggio qui tradotto per la prima volta, è infatti una forma di spiegazione del mondo di fronte al quale, crollate le ideologie e indebolitesi le fedi religiose, ognuno di noi è solo, e a cui le teorie cospirazioniste, nella loro apparente logica, sembrano venire incontro. Tuttavia non è esclusivamente nella post modernità o tarda modernità, la nostra insomma, che l’immaginario del complotto funziona in maniera egregia.
LA PSICOLOGIA
Tutta la Rivoluzione francese, come ci ha insegnato Frangois Furet, ruota attorno a tale mito, la cospirazione della controrivoluzione denunciata da Robespierre e sul fronte opposto il complotto dei massoni e degli illuministi per abbattere la monarchia e la religione, di cui si fa teorico l’abate Barruel. La visione cospirazionista, secondo lo storico americano Richard Hofstadter nel saggio presente nel volume, è fondamentalmente paranoica: c’è qualcuno che trama nell’ombra perché ci perseguita, e se lo fa, dobbiamo reagire non solo sventando il complotto ma perseguitando i persecutori. Siamo al centro dell’immaginario antisemita, nato nella Francia e nella Germania di metà Ottocento, erede dell’antigiudaismo cristiano ma assai potenziato sul versante della delirante concezione del mondo.
L’antisemita infatti è convinto dell’esistenza di un complotto degli ebrei per rendere schiavi i cristiani e gli ariani. Ben. prima dei noti falsi “Protocolli dei saggi di Sion”, diffusi negli anni successivi al primo conflitto mondiale, l’antisemitismo crede che gli ebrei tramino nell’ombra per imporre il loro dominio. Un immaginario ereditato in blocco dai nazisti per i quali è necessario eliminare gli ebrei perché altrimenti questi sterminerebbero i tedeschi! Non siamo neppure lontani dalle attuali tendenze “antisioniste” che disegnano, come mostra il saggio di Valter Coralluzzo, un 11 settembre nato da una macchinazione dei servizi segreti israeliani. Senza dire che il mito della cospirazione sionista è al centro dell’immaginario e della retorica del terrorismo islamista. Ma i complotti esistono o stanno solo nelle menti infuocate e nelle furberie dei demagoghi? Alessandro Campi spiega che bisogna distinguere tra cospirazioni e congiure da un lato, funzionali anche in politica, e complotti, sempre immaginari. Se le congiure nell’antica Roma o nella Firenze rinascimentale i loro effetti li hanno avuti, nessun evento della storia contemporanea può infatti dirsi nato in seguito a una cospirazione.
LA SOLUZIONE
A voler essere ottimisti, si dovrebbe ritenere tutto ciò appartenente al passato. Eppure, a fidarsi dei complotti non sono solo i poveri di spirito ma, come si vede con le deliranti teorie sull’11 settembre, anche fior di studiosi, logici rigorosi nelle loro discipline quanto fantasiosi allorché parlano d’altro. C’è da credere infatti che nel futuro sentiremo sempre più parlare di cospirazioni. Spopolano i demagoghi, che a quell’argomento prima di tutto ricorrono, i tempi sono incerti e oscuri, pochi sanno a cosa aggrapparsi e soprattutto come risolvere i problemi: meglio dare la colpa ai complotti di qualcuno.

di Marco Gervasoni

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