Recensione: “Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer” di Francesco Pileggi (Labottegadeilibri.it)

di Giusy Marrone, del 17 Ottobre 2023

Che penna arguta, sagace e incisiva è quella di Francesco Pileggi. Tra le pagine di “Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer”, edito Rubbettino, l ho riso e mi sono commossa. Mi sono sentita parte di quel gruppo di otto ragazzini che, su un albero di limoni, sogna, cresce, vive l’amicizia, nutrendola come il più prezioso dei semi da piantare e veder germogliare, curandola anche con le prese in giro, perché pure quelle, se fatte con affetto, aiutano a diventare grandi.

Gli otto ragazzini protagonisti di questa brillante storia corale hanno dai dieci anni di Francesco, detto Franz, la nostra voce narrante, ai tredici di Tore. Oltre alla passione per il calcio, questo gruppo di amici, dalle personalità differenti, hanno un’altra cosa in comune: nessuno di loro ha un padre accanto, lontani per lavoro o semplicemente inesistenti. Questa mancanza li fa sentire anche liberi. Liberi di giocare e stare fuori più a lungo degli altri, lì sul loro posto speciale, l’albero di limoni, che è rifugio, casa da condividere, barca per i sogni.

“Eravamo in sette sotto l’albero di limoni, ad aspettare Luciano, l’ottavo. Poi avremmo cominciato a scalarlo, tutti assieme. Tutti e otto con una maglietta bianca uguale con le maniche corte e il collo bordati di nero e un’aquila disegnata sul lato del cuore, o meglio doveva essere un’aquila”

Vivono in Calabria, nei luoghi in cui è passato persino Ulisse, come racconta sempre il loro maestro. Tanto spesso hanno sentito quel racconto che, a Franz, sembra quasi di vederlo passare, insieme ai suoi uomini, sul campetto da calcio, sotto il loro albero. Da quel paese il mare è a dieci chilometri, troppi da fare a piedi. Lo vedono dalla cima del loro albero, miraggio e sogno quasi irraggiungibile.

Intorno ai nostri ometti, il mondo e la storia vivono momenti  importanti, che segneranno per sempre il cammino di molti. Perché in quei mesi  del 1973, succedono, lontano geograficamente, tanti avvenimenti, segnati sui libri di storia e nella mente di tutti. La morte di Salvador Allende, la dittatura di Pinochet e la scomparsa di tanti desaparecidos; anche le Torri Gemelle, simbolo del sogno americano, le più alte del mondo, vengono inaugurate in quei giorni. Tra radiogiornali, che portano il mondo anche su quell’albero, dalla radiolina di Pepe esce anche “The dark sideof the Moon” dei Pink Floyd. Cinquanta milioni di dischi nel mondo e note immortali e indimenticabili.

“Non c’era un filo di vento quel due giugno del ‘ 73. Il mare sembrava calmo, avevamo lo stesso punto di vista noi e quell’ultimo limone appeso e lo stesso destino: quello di piombare a terra prima o poi, ma iintanto, nell’attesa ci godevamo quel nostro podio, sganciati dal suolo e dal mondo, se non fosse stato per le batterie della radiolina di Pepe che erano di lunga durata” – Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer

È Francesco a raccontarci la sua storia e quella dei suoi amici, lui che da quella notte di Italia – Germania 4-3, è diventato Franz, per quella sua  ossessione per il Kaiser Beckenbauer, che ammira dalla TV mentre corre, corre, e corre per tutta la partita, con la mano sul cuore: ha giocato per due tempi più i supplementari con una spalla lussata e il braccio legato al corpo.

“La numero 4, la stessa che indossava Franz Beckenbauer nella partita di calcio più bella che sia mai stata giocata da quando una palla rotola su questa terra… La partita del secolo. Lo scrissero tutti i giornali del mondo, il giorno dopo”

Un mito per il piccolo, che lo vede come un eroe al pari di Ulisse. E proprio come Telemaco, questi ragazzini aspettano il ritorno dei loro padri, nuovi Ulisse.

“Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer” è una storia che mi ha regalato momenti preziosi, intensi e divertenti, in un’altalena emotiva splendida.

Una scrittura scorrevole, frizzante, con la storia divisa in capitoli, come i passi che portano questi nostri ragazzi ad affacciarsi alla vita, a crescere e a soffrire, anche.

Vi piacciono le storie raccontate attraverso la voce  di  protagonisti giovanissimi?