Uno studio Eurispes mette a confronto l’economia del Mezzogiorno con quella della Germania dell’Est (Europeanaffairs.it)

di Carmelo Cutuli, del 29 Ottobre 2023

La storica frattura tra il Nord e il Sud del nostro paese ha radici antiche e problemi strutturali che ne rendono ardua la risoluzione. Il divario tra un Settentrione sviluppato e moderno ed un Meridione arretrato sembra cristallizzato e difficile da colmare. In questo contesto, il paragone con la Germania e la sua riunificazione può offrire utili spunti di riflessione.

La recente ricerca Eurispes “Mezzogiorno e Germania Est: un confronto” coordinata da Luigi Ruscello e pubblicata nella collana dedicata agli studi dell’Eurispes di Rubbettino Editore, si concentra proprio sul raffronto tra la condizione del Meridione d’Italia e quella della Germania Orientale prima della caduta del Muro. Lo studio prende in esame vari fattori socio-economici, dall’andamento demografico al Prodotto Interno Lordo, dai consumi al mercato del lavoro. Il quadro che ne emerge è di un dualismo italiano più marcato e difficile da sanare rispetto alla frattura tedesca.

In Germania, dopo un crollo iniziale, l’Est ha iniziato una lenta ma costante rincorsa grazie ad ingenti investimenti pubblici mirati. In Italia non c’è stato nulla di simile e lo sviluppo del Sud langue. Anche sotto il profilo demografico, nonostante i flussi migratori interni, la popolazione orientale tedesca tende a ridursi meno drasticamente di quella meridionale.

Passando all’economia, il Pil pro-capite del Sud arretra sempre più rispetto al Nord Italia, mentre quello dell’Est recupera parte del divario con l’Ovest tedesco. Il segreto è tutto nelle risorse stanziate per la coesione territoriale: in Germania si è investito in cinque anni oltre il doppio di quanto speso in Italia in quasi cinquant’anni.

I tedeschi, insomma, hanno fatto sistema e pagato un prezzo per riunificare non solo formalmente il loro paese. In Italia si sono alternate leggi speciali senza una vera strategia di riequilibrio. Anche nei consumi, l’Est tedesco ha superato il Meridione, che langue nonostante un tenore di vita un tempo migliore.

In conclusione, la comparazione tra doti e virtù teutoniche e debolezze italiane appare impietosa. Certo i tedeschi sono noti per la loro laboriosità e il senso di appartenenza alla comunità, mentre da noi il campanilismo la fa da padrone. Eppure, guardando al modello germanico, emerge chiaro che servirebbero ingenti capitali pubblici vincolati per il Sud, insieme ad un progetto di crescita che parta dal basso, dalla società civile e dall’imprenditoria locale.

Senza un piano organico di rilancio e una visione d’insieme, il Mezzogiorno rimarrà indietro. Le infrastrutture da sole non bastano: c’è bisogno di creare lavoro, assistenza sociale, servizi. Bisogna puntare su giovani e donne, troppo spesso costrette a emigrare. Serve insomma un nuovo sentimento di unità nazionale, altrimenti l’Italia rimarrà spezzata in due. Il confronto con la Germania, tra luci e ombre, può essere uno stimolo a non rassegnarsi ad un destino a due velocità.