Marco Lupis ci racconta la sua Cina tra Sars e Coronavirus (apostrofiasud.wordpress.com)

di Jacopo Giuca, del 26 Febbraio 2020

Marco Lupis

I Cannibali di Mao

La nuova Cina alla conquista del Mondo

Sabato pomeriggio il Mondadori Bookstore di Siderno ha ospitato la presentazione de “I cannibali di Mao”, libro vincitore del Premio letterario Città di Como 2019 per la letteratura di viaggio, in cui Marco Lupis spiega come la Cina si sia trasformata in pochi anni in una superpotenza economica e racconta la sua personale esperienza in Asia dalla scelta dell’oriente come luogo da cui fare l’inviato, alla paura di dover fronteggiare l’epidemia di Sars del 2002/2003.

È davvero una curiosa congiuntura storica quella che porta nelle librerie I cannibali di Mao di Marco Lupis (Rubbettino editore) proprio in questo periodo. Il resoconto che il giornalista originario di Grotteria fa della sua esperienza di inviato dalla Cina mette infatti al centro della narrazione l’epidemia di Sars che terrorizzò l’oriente a cavallo tra il 2002 e il 2003, e che Lupis ha dovuto vivere in prima persona.
Naturale che, con l’accertamento dei primi casi di Covid-19 in Italia, il paragone tra le due epidemie sia stato al centro dell’interessante presentazione del libro svoltasi sabato pomeriggio al Mondadori Bookstore del Centro Commerciale “la Gru” di Siderno, in cui Lupis, dialogando con Maria Teresa D’Agostino, ha finito con il fare corretta informazione (quella alla quale giornali e telegiornali, in questi giorni, ci stanno purtroppo disabituando) su una problematica di stringente attualità.
Tra teorie del complotto, analogie e differenze, Lupis ha fatto dei due casi sanitari un filo rosso attraverso il quale tracciare un quadro generale della cultura orientale, che ha chiarito almeno in parte per quale ragione questo genere di malattie sia nato proprio in Cina e perché l’epidemia odierna stia facendo un gran favore alle superpotenze economiche che guardavano con crescente preoccupazione all’espansione dell’impero asiatico. Ma Cina, per Lupis, non è certamente solo sinonimo di Sars o di Coronavirus. La sua permanenza in Asia, infatti, lo ha reso per anni parte di un mondo in continua e vorticosa evoluzione, in cui la frenesia dello sviluppo tecnologico si amalgama naturalmente alla tradizione di un mondo rurale che non si vuole far scomparire. In cui la manodopera a basso costo, che ha permesso alla Cina di stringere i più fruttuosi accordi commerciali della storia dell’uomo, non limita un culturale “senso di superiorità” del popolo cinese, fermamente convinto di trovarsi ancora oggi al centro del mondo.
L’analisi di questi aspetti, uniti all’accenno necessario alla sua esperienza personale, fanno di Lupis un saggista anticonvenzionale, che viene associato nientemeno che a Tiziano Terzani. Non è un caso, infatti, se Lupis stesso ha voluto parlare diffusamente del suo incontro con il collega fiorentino, avvenuto in una Hong Kong tornata da poco indipendente, che guardava al futuro con una fiducia che già ne aveva cambiato il volto.

I cannibali di Mao, che viene purtroppo relegato sugli scaffali della bistrattata saggistica nelle librerie italiane, è insomma un volume che esce fuori dagli schemi del saggio per effettuare una cronaca dell’etorodosso sviluppo del Centro del Mondo (vero significato del logogramma con il quale si indica il nome “Cina”). Un libro, edito da Rubbettino, che permette di approfondire meglio gli aspetti socio-politici di una nazione sul quale si impernia lo sviluppo stesso della civiltà mondiale contemporanea e che nasconde tra le righe le ragioni per cui Lupis ha deciso di abbandonare la sua natia Calabria per svolgere la sua esperienza di inviato in Asia prima di tornare nuovamente a vivere nella sua Grotteria.

Altre Rassegne