‘L’ape furibonda’: il temperamento delle donne, la Calabria (Catanzaro Informa)

di Laura Cimino, del 15 Marzo 2018

Claudio Cavaliere, Bruno Gemelli, Romano Pitaro

L’ape furibonda

Undici donne di carattere in Calabria

Donne senza paura. Mai oppresse. Donne ‘corritrici’ su circuiti automobilistici ai tempi in cui era strano avere la patente. Donne che ‘schiumano rabbia’ e accusano nei processi di mafia per vendicare quel buco nero, l’uccisione di un figlio. Donne capopopolo per la terra, come Giuditta Levato, col fucile e senza paura, sguardo fiero e il sacrificio del suo sangue a 31 anni per una battaglia comune contro il latifondo. Brigantesse, partigiane, mamme, amanti. 
‘L’ape furibonda. Undici donne di carattere in Calabria’ di Claudio Cavaliere, Bruno Gemelli e Romano Pitaro, appena edito da Rubbettino, con una prefazione di Susanna Camusso, è un racconto della Calabria e dell’Italia attraverso figure folgoranti e sorprendenti. E’ un puzzle di storie. Presentato con Nunzio Belcaro alla Ubik di Catanzaro, mercoledì 21 marzo sarà alla Feltrinelli di Cosenza. 
La Calabria che elesse la prima e più giovane donna sindaco d’Italia, Caterina Tufarelli Palumbo, sindaco di San Sosti, giovane e caparbia, che si impossessa subito dei problemi del paese, la viabilità, la coesione sociale, i lavori pubblici, e in un discorso nel ‘54 dice alle studentesse ‘ragazze, la vostra saggezza deve far convergere pensiero e lavoro, per progredire con pazienza e coraggio’.
 Il coraggio, quello di Giuseppina Russo, che da Roccaforte del Greco in Aspromonte per fame di lavoro va a fare l’operaia in una fabbrica di juta a La Spezia, e diventa punto di riferimento sindacale per le altre operaie, ‘mi piaceva quando mi chiamavano la Giuseppina, quell’articolo davanti al nome mi faceva sentire importante’. Giuseppina partigiana, come suo marito Marco Perpiglia, un figlio investito da un camion mentre lei è a lavoro, Giuseppina che lavora in silenzio, e il racconto di Claudio Cavaliere, nella scelta stilistica della prima persona, ridà con forza voce a un’operosa operaia di Calabria che diviene nel ’43 la responsabile della cellula comunista del comitato sindacale clandestino in fabbrica a La Spezia. E nel ’54 tornerà a Roccaforte del Greco. 
Donne più abituate a fare che a parlare. Le immagini di queste storie vanno di pari passo a quelle della Calabria. La Sila impenetrabile della brigantessa (non druda) Ciccilla, la Sila bellissima e grandiosa raggiunta da Firenze da Maria Elia De Seta Pignatelli, nella sua analisi rigorosa la Calabria che ‘non è un paese di musica, ma di pensiero’, e a Catanzaro Marina, nel 1929, l’abbandono del quartiere ma ‘la gente bellissima di portamento nobile e cortese’.
Ancora, un’altra ‘ape furibonda’ come Serafina Battaglia, che accusa la mafia e in rappresentazioni da tragedia greca, come racconta Bruno Gemelli attraverso lo studio dei documenti, si stende per terra, grida, inveisce, traccia i profili dei mafiosi, lei ‘senza avvocato, senza soldi, messa all’indice’, a Catanzaro dove per legittima suspicione nel 1967 si tenne il più grande processo contro la mafia siciliana. Il racconto di una madre che si vendica, ancora una volta la trama di fatti storici rivissuti attraverso una donna. 
Donne che muoiono per giustizia sociale. ‘Nella foto tessera della Federterra Giuditta ha i capelli corti e neri, ben pettinati con una riga sul lato sinistro’. Uccisa per la terra con un figlio di sette mesi in grembo, non sa che la sua fine, scrive Romano Pitaro, è un prezioso incastro che dà solidità nelle lotte dei contadini del ’46.  O ‘la jeune fille’ Rita Pisano, quattro volte sindaco a Pedace, sindaco comunista di straordinario carattere, ‘seduto in quel caffè lo sguardo magnetico di Pablo Picasso si concentrò sul volto radioso di Rita, ritrasse il volto splendente di una giovane donna combattente’ e ancora una volta c’è la Calabria nel Giro automobilistico che si svolse dal ’49 al ’56. Tre donne in Calabria. ‘Furono amazzoni del progresso: libere e belle, ardite e complici, che si lasciavano dietro un profumo di emancipazione. Erano anche forti e piene di energie perché la gara calabrese era durissima’. 
C’è molta confusione, oggi, quando si parla di donne. La storia come sempre serve, e un libro come ‘L’ape furibonda’ aiuta a fare chiarezza.

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