Il cielo è giallo, la nuova vita editoriale di Rocco Carbone (Lucialibri.it)

di Giosuè Colombra, del 19 Febbraio 2023

Rocco Carbone

Con “L’assedio” inizia la ripubblicazione dell’opera omnia del calabrese Rocco Carbone, scomparso prematuramente in un incidente stradale. Un’incessante pioggia di sabbia mette in crisi una città e tutte le relazioni umane, a cominciare da quelle degli abitanti di un condominio. La solidarietà viene meno e il caos sembra aver il sopravvento…

I cosiddetti grandi editori (e in generale il dibattito letterario avvitato su altro…) hanno dimenticato Rocco Carbone, che pure ha impreziosito in vita i loro cataloghi, sostenuto agli esordi anche da un gigante come Cesare Garboli. Non c’è più da quindici anni lo scrittore calabrese – morto in un incidente stradale, come Camus, come Svevo, come Bufalino – che aveva fatto fortuna lontano dalla propria terra e che in qualche modo torna alle origini, visto che è proprio una casa editrice di riferimento per il lembo più estremo del continente ad aver messo in cantiere la ripubblicazione della sua opera omnia, acquistando i diritti dagli eredi dello scrittore. In qualche modo una fortuna, se si vuol pensare al futuro in libreria di Rocco Carbone (che, per scrivere, aveva rinunciato a una carriera accademica e, per vivere, insegnava nella sezione femminile di Rebibbia): gli editori indipendenti sono più sensibili al mantenimento in vita del proprio catalogo, come fa notare anche, nella breve ma appassionata prefazione, Emanuele Trevi, amico fraterno di Rocco Carbone (entrambi studiosi e critici, prima che narratori), che di fatto è il co-protagonista di Due vite, libro di Trevi, vincitore del premio Strega 2021.

Tensione verso le questioni essenziali

L’editore Rubbettino, che ha da poco festeggiato i cinquant’anni di attività, riporta in libreria nella collana Velvet, come primo tassello della produzione di Rocco Carbone, L’assedio (185 pagine, 18 euro), a circa un quarto di secolo dalla prima uscita, avvenuta sotto le insegne di Feltrinelli. È uno dei suoi libri cupi e introspettivi, dalla lingua scabra, tra semplicità e ossessione, perfettamente rappresentativo del suo modo di intendere la letteratura, una tensione verso le questioni essenziali, capitali; inquadra un microcosmo, L’assedio, la città di R. e in particolare un condominio, in cui salta qualsiasi regola minima di convivenza civile, a partire da una sorta di catastrofe ambientale, una pioggia di sabbia incessante che trasforma il volto di una città di provincia e il cielo sopra di essa: se si guarda in alto il colore dominante non è il celeste ma il giallo («un cielo giallo, sopra la cui volta sembrava premere una luce insistente, che lo penetrava giungendo fino al suolo, le facciate dei palazzi, le strade, le automobili e i passanti appena usciti da casa per andare al lavoro»)…

Metamorfosi fra stupore e panico

Le condizioni atmosferiche anomale, che sono lo scheletro di questa distopia (scritta quando certo non andavano di moda le distopie), vanno di pari passo con quelle psicologiche ed emotive dei personaggi in scena. Come si cambia, per non morire, si potrebbe dire, citando canzonette. È inevitabile la metamorfosi che vivono tutte le figure in gioco, a cominciare dal protagonista Saverio Morabito, impiegato alle poste, continuando con una coppia di sposi, un sacerdote, un medico, un pensionato e anche una banda di sciacalli criminali. L’ineluttabile svolgimento del plot affastella problemi e pericoli, su tutti una polvere di sabbia che, fra stupore e panico, cade dalle nuvole e, nel giro di alcuni giorni, rende l’approvvigionamento idrico, elettrico e alimentare in città; l’ansia sale e scatta una corsa alla sopravvivenza, in cui fanno la loro comparsa la violenza e la sofferenza, istinti ancestrali, passaggi inevitabili ma non catartici. Tanti provano la fuga, che da un certo momento in poi non sarà nemmeno possibile. I carri armati di un esercito dovrebbero vigilare ed evitare stragi, ma fanno poco più che gli gnorri…

Una mezza apocalisse

Non è semplice convivere con un’emergenza che è una mezza apocalisse, qualcosa con cui far i conti e quasi l’abitudine. In situazioni del genere le differenze fra bene e male sono molto labili. Rocco Carbone scrive con passo da classico e con occhio universale, immortalando il venir meno della solidarietà e gli abissi del caos, senza perdere il controllo, con sguardo impassibile di fronte a qualsivoglia emozione. Leggere L’assedio è un ottimo modo per tornare a scoprirlo. Lo merita come pochi…

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