Spagna, il piano di pace di Sturzo (Avvenire)

di Redazione, del 29 gennaio 2013

da Avvenire - 26 gennaio 2013
 

Luigi Sturzo «fu l'intellettuale europeo che con più determinazione, costanza e lungimiranza si batté, da prima e durante gli anni della seconda repubblica, per evitare che cattolici e Chiesa spagnoli fossero identificati con le destre, poi, scoppiata la guerra civile... si batté per far prevalere una soluzione di compromesso che mettesse fine alla carneficina». Il giudizio è formulato nell'ampia introduzione con la quale lo storico Alfonso Botti accompagna il copioso carteggio che il fondatore del Partito Popolare intrecciò con 35 amici spagnoli (anche con innumerevoli contributi sui mass media. Solo sul quotidiano "El Matì" di Barcellona Sturzo avrebbe pubblicato tra il 24 maggio 1929 e il 15 luglio 1936 ben 144 articoli) negli anni tragici della mattanza in quel Paese con le migliaia di vescovi,preti, religiosi/e, laici trucidati, le centinaia di chiese distrutte per un odio antireligioso inimmaginabile, che avrebbero finito per condurre - nel prevalere congiunto di stalinismo, nazismo, fascismo - a una internazionalizzazione del conflitto. All'indomani del bombardamento da parte degli aerei tedeschi su Guernica («un nome che resterà nella storia come un simbolo», notava Mounier su "Esprit"), Sturzo, non solo accettava come legittime le rivendicazioni autonomiste del nazionalismo basco (ipotizzando per la Spagna un modello federalista come quello svizzero) ma avvertiva con grande lucidità la probabilità di quella "guerra totale" che non avrebbe trovato più barriere al suo dispiegarsi. Di fronte al susseguirsi degli avvenimenti: la vittoria elettorale delle destre autoritarie e cattoliche, il successo del Fronte popolare, la sollevazione militare capeggiata da Franco che avrebbero trasformato la Spagna in un interrotto campo di battaglia con un intervento massiccio delle forze armate di Hitler e Mussolini e delle brigate "volontarie" comuniste, socialiste, repubblicane, anarchiche che in gran parte si rifacevano a Stalin, i carteggi di Sturzo con i suoi corrispondenti, pur rilevando la tragedia di una Chiesa spagnola vittima della brutale violenza di ampi settori popolari, debolmente condannata dal governo repubblicano, sottolineano come «la dimensione religiosa non è la causa principale che ha scatenato il conflitto. Perché il fondo della guerra civile è sociale». Purtroppo - e una notazione che compare più volte nelle lettere di Sturzo - la Spagna scontava, a suon giudizio, una debolezza sostanziale del cattolicesimo sociale per la mancata recezione della Rerum Novarum nel Paese che aveva portato gran parte dell'opinione pubblica a credere «che tutta la Chiesa cattolica, compreso il papato, sia nemica del popolo operaio spagnolo, nemica degli stessi baschi che difendono la loro personalità e autonomia».

In questo scenario, mentre la diplomazia internazionale (compresa quella della Santa Sede) si sforzava di trovare soluzioni accettabili dalle due parti in guerra, Sturzo scriveva a un suo interlocutore di stare lavorando per organizzare un movimento per la pace civile in Spagna. Nel gennaio 1937 nasceva il comitato francese, con l'adesione tra gli altri di Simone Weil, Maritain, Mauriac, Marcel, Mounier. Dal suo esilio inglese, il fondatore del Pp rilancia sul "Times" l'idea di un gruppo di esperti, «composto da spiriti competenti e sperimentati al corrente delle aspirazioni e bisogni delle diverse province spagnole». Di questo comitato inglese Sturzo - in un susseguirsi di riunioni, convegni internazionale, di speranze per creare nell'opinione pubblica «una psicologia di pace» - non è solo il promotore ma anche l'ispiratore.

Ma le iniziative, come quelle della diplomazia, non approdarono ad alcun risultato. Soprattutto per l'intransigenza dei franchisti, ormai vincitori. Con il risultato - come osserva Botti - che «proprio la marginalità e l'insuccesso delle proposte di mediazione hanno indotto la storiografia a non dedicare la dovuto attenzione a tali iniziative».

Nel volume si dà conto - attraverso una completa esplorazione dell'archivio vaticano di Pio XI - del comportamento della Santa Sede che non poteva ignorare le scelte della grande maggioranza dell'episcopato spagnolo schierato con Franco. Di qui il sostanziale rifiuto a farsi coinvolgere dai governi francese e inglese nello loro iniziative e anche il distacco dai comitati per la pace equidistanti dai due totalitarismi. Sturzo continuava a essere una voce fuori dal coro.


Di Antonio Airò