Rubbettino i suoi primi 40 anni (Calabria Ora)

di Redazione, del 19 novembre 2012

photo_florindo1Da Calabria Ora - 18 novembre 2012

Talenti e classici per un progetto editoriale tutto made in Calabria.
Le radici in Calabria e la mente aperta al mondo. Così possiamo riassumere il ricco progetto editoriale della Rubbettino.

Due grandi filoni che, sin dagli inizi, si integrano e si completano a vicenda: dalla valorizzazione del pensiero meridionale e meridionalista, nella sua globalità, alla diffusione di idee “libere” oltre ogni confine. Politica ed economia, in chiave liberal-liberista, prima di tutto, e ancora storia, sociologia, antropologia. E, negli ultimi anni, un rilancio deciso della narrativa con un progetto teso alla scoperta di nuovi talenti. Un centinaio di collane suddivise in macroaree (saggistica, letteratura, università, service). Sempre avendo come direttrici i due filoni da cui partono molte e differenti ramificazioni. Un forte impegno morale, quello della casa editrice di Soveria, nei confronti della cultura calabrese con la riproposta dei grandi classici di autori celebri, come i narratori Raoul Maria De Angelis, Sharo Gambino, Corrado Alvaro, Francesco Perri, Mario La Cava, Saverio Montalto, e il poeta Lorenzo Calogero. Autori di Calabria ma anche tanti che hanno scritto sulla Calabria e sul sud, molti dei quali presenti nella collana “Viaggio in Calabria”, da poco in digitale con l’App omonima. Diari affascinanti firmati Lear, Swinburne, Alberto Savinio e, ai giorni nostri, Francesco Bevilacqua. Ed è con la saggistica sui grandi temi della politica e dell’economia che Rubbettino, leader tra le case editrici meridionali, raggiunge in maniera incisiva il pubblico nazionale. Una saggistica che prende il via dalle università e da una lunga e proficua collaborazione che Rosario Rubbettino avviò con Dario Antiseri e molti altri intellettuali. I nomi sono tutti d’eccellenza, come i premi Nobel Friedrich von Hayek e Milton Friedman, e poi Karl Popper, Ludwig von Mises e Murray Rothbard, esponenti della scuola del liberalismo austriaco, solo per citarne alcuni. Ma i saggi della Rubbettino spaziano anche nell’ambito della religione e della spiritualità, dove troviamo opere di Karol Wojtyla, del teologo americano George Weigel, del vaticanista Rai Enzo Romeo e del giovane Don Armando Matteo. La narrativa Rubbettino, sempre a caccia di temi e stili originali, ha portato alla scoperta di molti nuovi autori, da Sonia Serazzi con “Non c’è niente a Simbari Crichi” a Gioacchino Criaco, vero e proprio caso editoriale con la sua trilogia sulle “Animenere”, che ha conquistato pure i lettori francesi, alla siciliana Giuseppina Torregrossa, che prima dell’exploit Mondadori con “Il conto delle minne”, con la casa editrice calabrese aveva pubblicato “L’assaggiatrice”, fino ad Andrea Frezza, scrittore e regista scomparso di recente. E anche Mimmo Gangemi, scrittore sulla ribalta nazionale, ha tra le sue prime pubblicazioni un romanzo con Rubbettino, “Un anno d’Aspromonte”, del quale è in cantiere una nuova edizione. Nata nel 2010 un’altra collana di successo, dedicata al cinema e diretta da Christian Uva, che tratta del cinema in rapporto ad altri ambiti. Ma, come sottolinea Florindo Rubbettino, la casa editrice guarda al futuro con l’intento di offrire ai suoi lettori sempre più opere di grande qualità e con una particolare attenzione ai contenuti. Ne ricordiamo qui alcuni di prossima uscita: il romanzo “Blocco 52” sul caso Silipo, a cura di un collettivo di scrittori calabresi riunito sotto il nome “Lou Palanca”, una rilettura di Mattia Preti a firma di Vittorio Sgarbi, e il primo volume di “Atlante delle mafie” curato da Enzo Ciconte, Francesco Forgione e Isaia Sales. (m.t.d’.)

 

 

UN’AVVENTURA

cominciata a lume di candela

Il primo titolo fu quello di Vircillo. Florindo racconta il suo mondo

 

Il primo è stato “Umanesimo e filosofia politica” di Domenico Vircillo. Oggi sono più di duemila i titoli in catalogo. Era il 9 novembre del 1972, quando Rosario Rubbettino, in una sera di freddo e pioggia, dava vita, a Soveria Mannelli, nel cuore della Sila Piccola, all’azienda tipografica ed editoriale ora affermata a livello nazionale. «Nel momento in cui erano dal notaio ci fu un black-out e così l’atto costitutivo fu firmato a lume di candela; una cosa che mio padre prese come segno di buon auspicio, un aneddoto che ci ha ripetuto spesso divertito di fronte a situazioni simili, come a voler dire che l’ottimismo della volontà può superare ogni avversità ». Florindo Rubbettino ci parla dei primi quarant’anni di un’impresa su cui, all’inizio, erano in pochi a scommettere, e che oggi è invece una straordinaria realtà: «Siamo cresciuti passo dopo passo, in maniera razionale, avendo in mente un progetto chiaro. Abbiamo prodotto cultura, disseminato idee, fatto crescere autori e studiosi. Tutto ciò in un mondo per nulla facile, come quello dell’editoria, dove capita anche di assistere a improvvisi exploit seguiti però da altrettanto repentine eclissi. Noi ci siamo mossi per gradi, seguendo un piano coerente. Credo che questo alla fine paghi, e oggi siamo qui a festeggiare una tappa importante, proiettati verso nuove progettualità».

Insieme al fratello Marco, è alla guida dell’industria grafica ed editoriale dal 2000, quando il padre Rosario è prematuramente scomparso, lasciando loro una tangibile eredità di idee e scelte professionali.

«Abbiamo rinunciato ad operazioni che potevano essere redditizie ma non in linea con il nostro progetto, abbiamo pensato che più importante fosse mantenere fede alla nostra identità e offrire al lettore un punto di riferimento chiaro» spiega. Dal 1972 alla metà degli anni Ottanta, la Rubbettino vive la fase pioneristica, quella in cui si sviluppano i primi contatti con il mondo degli studiosi e con le università. Prende il via un’editoria coraggiosa che, per la prima volta, dà spazio ai grandi intellettuali liberali. Negli anni successivi l’azienda si dà una strutturazione ben precisa, allargando le collaborazioni. «Arrivano direttori editoriali come Carlo Carlino e Giacinto Marra» ricorda. Ed è di quel periodo la polemica sui professionisti dell’antimafia scatenata dal famoso scritto di Leonardo Sciascia sul Corriere della Sera, dove lo scrittore siciliano fa riferimento proprio a un saggio edito da Rubbettino, “La mafia durante il fascismo” di Christopher Duggan; mentre cresce via via l’attenzione verso le analisi storico-politiche cui dà spazio la casa editrice. L’ormai storica collana “Biblioteca austriaca”, proponendo scritti di importanti autori austriaci, spesso per la prima volta in lingua italiana, ne è un chiaro esempio. Sul finire degli anni Novanta si lavora per dare un’ulteriore spinta al progetto; Florindo affianca il padre in azienda, prima come redattore, poi come direttore commerciale, fino a trovarsi a dover prendere in mano le redini dell’attività. Siamo agli anni 2000, quelli in cui la Rubbettino solidifica la propria presenza su tutto il territorio nazionale, il direttore editoriale è Luigi Franco, fino ad arrivare ai successi di questi ultimi anni, con un catalogo ricchissimo e autori di assoluto rilievo. «Alla fine penso che sia più un vantaggio che un limite lavorare in un piccolo centro; vivere a questa latitudine consente di avere il giusto distacco per osservare il mondo, per riflettere e trasformare le idee in esperienza creativa – dice, quando gli chiediamo di soffermarsi sui pro e i contro di una scelta che comunque gli dà ragione - . Si tratta di un isolamento fertile, qui sono possibili spazi per la mente impossibili altrove. Le metropoli offrono certo molte opportunità, ma sono fagocitanti, ti travolgono con la loro fretta, “derubandoti” dei momenti in cui invece per produrre è necessario concentrarsi. Mi sento di condividere quello che si dicevano due grandi letterati come Sciascia e La Cava, di cui abbiamo di recente pubblicato il carteggio inedito, che in zone di “confine”, come Racalmuto e Bovalino, hanno trovato la vastità per esprimere alta letteratura». E da Soveria partono i progetti per il futuro: «I dati dell’editoria nazionale parlano chiaramente di flessione, lettori e vendite in calo di un 10-15 per cento. Sono numeri di cui tenere conto – sottolinea -. Certo non immagino un mondo senza libri, questo scenario catastrofico secondo me è lontanissimo dalla realtà». E conclude: «Dobbiamo ragionare di contenuti, ma dobbiamo essere pure consapevoli che il libro non può bastare e che dobbiamo ricercare nuove forme di comunicazione da affiancare al libro stesso che, comunque, non morirà mai».

 

 

ECCO L’ANIMA meccanica dell’azienda

Così funziona la “cucina” dei libri di domani

 

L’anima industriale del gruppo Rubbettino è Rubbettino Print. In uno stabilimento automatizzato di 12mila metri quadri, con oltre ottanta impiegati, si spazia dal settore grafico editoriale al commerciale, al cartotecnico. È questo il primo nucleo aziendale che nasce con il sogno e la determinazione di Rosario Rubbettino. L’avventura inizia in con un garage, poi una piccola cartolibreria nel centro del paese, quindi un retrobottega con le prime macchine da stampa. Il primo grande passo è rappresentato dall’acquisto di una linotype (a quel tempo attrezzatura d’avanguardia per una tipografia). A fine anni Settanta, la “prima autentica rivoluzione industriale”: un nuovo stabilimento, nuovi macchinari, nuove tecnologie e nuove risorse. Le linotype fanno posto ai primi sistemi di composizione elettronica, il piombo fa spazio alla stampa offset. Arrivano i videoimpaginatori e con essi la prima foto-unità, i tavoli per il montaggio delle pellicole, i torchi, le macchine da stampa offset. La crescita è costante. Lo stabilimento di 2.000 metri quadrati diviene insufficiente per le nuove esigenze. Negli anni Ottanta lo stabilimento viene più volte ampliato, ma si rende necessario ideare qualcosa di più avanzato. Si progetta così un nuovo impianto, completato alla fine del 1999. Al 30° compleanno dell’azienda, Rosario Rubbettino affermava: «La nuova struttura è la conclusione di un sogno, uno di quei sogni che sembrano impossibili, ma che con un po’ di testardaggine si possono poi realizzare, in questo sono stato aiutato tanto dai miei figli, forse non l’avrei neanche pensata una cosa del genere se non ci fossero stati loro…». Nel 2000 Rosario Rubbettino muore prematuramente. L’azienda è ormai un punto di riferimento nel panorama dell’industria grafica nazionale. La sua scommessa imprenditoriale è stata quella di far fiorire e affermare la propria impresa, ma anche di far sviluppare un’intera realtà locale legando la crescita economica della propria attività a quella materiale e sociale del territorio in cui essa opera. Giulio Sapelli, ricordando il suo incontro con Rosario Rubbettino, ha scritto: «Qui ho ritrovato gli ideali olivettiani della mia giovinezza […] In libreria incontro i libri Rubbettino e sulla carta geografica scopro che Soveria Mannelli è su su, abbarbicata sulla Sila, e che in mezzo allo sfasciume pendulo di cui Giustino Fortunato mi parlava sempre dai suoi libri, un manipolo di pazzi (nel senso sapienziale greco del termine) contro quello sfasciume lottava». Nel decennio successivo l’azienda, guidata da Florindo e Marco Rubbettino, entra nel mondo del packaging e della cartotecnica. Anche in questo caso la crescita è rapida. Sino a divenire un punto di riferimento importante per tutto il Mezzogiorno. Oggi è un’azienda in grado di realizzare qualsiasi tipo di stampato che può vantare ben quattro certificazioni: di prodotto, ambientale, etica e FSC. E quest’anno festeggia i 40 anni proprio nel modo in cui il suo fondatore avrebbe desiderato: con il suo stesso spirito, con orgoglio, professionalità e massima dedizione.

di Maria Teresa D'Agostino