Marx, uno spettro pop s'aggira in libreria (La Stampa )

di Massimiliano Panarari, del 28 agosto 2012

Da La Stampa - 20 agosto 2012
Tempi di crisi, ritorna il padre del “socialismo scientifico”: anche a fumetti, o in versione detective story, o come (tostissima) favola per i più piccini

Super-Marx. Nei momenti difficili, si sa, alcuni di noi prediligono l’usato sicuro; ed è esattamente quanto sta avvenendo con uno dei pensatori fondamentali della modernità (non di rado travisato dai suoi stessi seguaci…) che la crisi economica infinita e movimenti come Occupy Wall Street hanno tirato fuori dalla naftalina, ripescandolo da certi circoli «esoterici» di aficionados e da talune cerchie nostalgiche, per restituirlo al proscenio e all’attenzione generale. Stiamo parlando, naturalmente, della riapparizione prepotente, all’interno del dibattito politico-culturale, di Karl Marx (1818-1883) quale antidoto da contrapporre a certi eccessi del neoliberismo.
Solo che ora passiamo, per così dire, per direttissima dai Grundrisse ai graphic novels e alle detective stories. Certo, l’austero (anche se più suo malgrado…) e prussianissimo teorico dell’Internazionale socialista e della dittatura del proletariato possedeva anche un indiscutibile talento narrativo e da romanziere gotico - basti pensare ai «fantasmi» che popolano il Manifesto del Partito comunista scritto con Engels nell’anno rivoluzionario per antonomasia, il 1848. Ma il ritorno di fiamma di questi ultimi mesi assume anche un sapore decisamente originale, quello di un Marx in salsa pop.
Il barbudo progenitore del materialismo storico e del «socialismo scientifico», infatti, spopola ora in versione fumettara e illustrata e in veste di protagonista di fiction. Punta di diamante di questo marxismo disegnato è un delizioso (ma politicamente tostissimo e assai radicale) libretto made in France e rivolto ai più piccini, con i testi del filosofo della scienza Ronan de Calan e le sfarzose illustrazioni di Donatien Mary. Il fantasma di Karl Marx (tr. it. Isbn, pp. 64, € 12,50) è una favola per bambini che narra in maniera frizzante – in un tripudio iconografico pieno di echi visivi della pittura russa (da Chagall a Malevic) e delle avanguardie storiche - biografia e opere del filosofo della lotta di classe e del plusvalore. Una sorta di catechismo rivoluzionario (ineccepibile dal punto di vista dottrinario) che vale anche come manuale «contro» di spiegazione del funzionamento dei principi e degli arcani dell’economia di mercato; e che si conclude con il protagonista, il finto fantasma di Marx (nascosto sotto un lenzuolo per celarsi agli occhi delle polizie segrete dell’intera Europa che gli danno la caccia), acerrimo avversario del sig. Das Kapital (industriale in cilindro e farfallino che fuma voluttuosi sigari), pronto, dopo avere incendiato il continente con la sua predicazione anticapitalista, a salpare alla volta degli Stati Uniti, dove ha un appuntamento con Miss Wall Street Panic.
Ma non c’è esclusivamente il «Marx per infanti». Nell’ambito di questa nouvelle vague neomarxiana pop, infatti, sono proprio le strisce e i balloon a farla da padrone, ed è tutto il comunismo novecentesco – e, in particolare, il gramscismo – a godere di rinnovata fortuna grazie ai graphic novels (complice, anche, il crescere, al loro interno, del filone consacrato a tematiche più engagées e politiche): da Nino mi chiamo (Feltrinelli) di Luca Paulesu a Cena con Gramsci di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini (Becco Giallo), da Castro di Rheinard Kleist (Black Velvet) a Dimenticare Tiananmen di Davide Reviati (Becco Giallo), sino a Gli anni dello Sputnik di Baru (Coconino Press-Fandango) e a Que viva el Che Guevara di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (sempre per i tipi prolifici di Becco Giallo). E poi c’è il Marx detective radical che, accompagnato dall’inseparabile Friedrich Engels, si aggira per l’Europa del XIX secolo, tra lupi mannari delle foreste boeme e «incontri con uomini straordinari» (dal sempiterno antagonista Bakunin a Giuseppe Garibaldi), ritrovandosi impegnato nella risoluzione di una serie di crimini: ovvero il Marx & Engels, investigatori. Il filo rosso del delitto (Nuovi Equilibri, pp. 256, euro 16) di Dario Piccotti e Alvaro Torchio - già autori del precedente Marx ed Engels: indagini di classe (Rubbettino), in cui la «strana coppia» (genere Sherlock Holmes e John Watson) era alle prese, invece, con vampiri, sedute spiritiche e illusionisti.
Eccoci allora catapultati, potrebbe commentare qualcuno, «dalla tragedia alla farsa» e, nemesi o talpa del sottosuolo della storia che sia, gli spettri marxiani ricompaiono anche sotto sembianze (e lenzuoli) diversi da quelli che ci aspetteremmo, e da messaggeri del verbo del movimento operaio hanno finito col fare addirittura capolino nelle aule dell’ateneo romano di Confindustria. Proprio la Luiss (per iniziativa, tra gli altri, di Corrado Ocone) ha ospitato, in questi ultimi anni, un seminario permanente su Marx (arrivato, nel 2012, alla terza edizione, sul tema della «Ideologia»), che ha visto alternarsi pressoché tutti i principali studiosi italiani di filosofia politica i quali si sono occupati del pensatore di Treviri (da Francesco Saverio Trincia a Luciano Pellicani, da Sebastiano Maffettone a Stefano Petrucciani), e anche parecchi giovani, dottorandi e ricercatori, a testimonianza di questo ritorno di interesse; e, da poco, è anche arrivato in libreria il volume Leggere Marx oggi (a cura di Paolo Granata e Roberto Pierri, Rubbettino), che raccoglie una parte degli atti e delle relazioni di quelle giornate di studio.
Suona strano (o paradossale)? Non così tanto, a dire il vero. Perché, a ben guardare, tra gli «ammiratori» più entusiasti della distruzione creatrice e delle capacità trasformatrici della borghesia capitalista, c’è proprio, e decisamente, il nostro (come ha dimostrato anche la lettura social-liberale che ne ha dato, qualche anno fa, Jacques Attali nel suo Karl Marx, ovvero lo spirito del mondo, edito da Fazi).

Di Massimiliano Panarari