La mafia in una nuvola vent'anni dopo. La storia a matita per non dimenticare ()

di Sara Dellabella, del 13 luglio 2012

Da Il Punto/Roma - 13 luglio 2012
Quest'anno ricorrono vent'anni dalle grandi stragi di mafia. Sembra un momento dove ricordare diventa un dovere, eppure c'è chi da tempo ha deciso che c'è anche un'altra maniera per dare voce a storie importanti per il nostro Paese. Raffaele Lupoli è l'ideatore della collana Libeccio (edizioni Round Robin il collaborazione con l’associazione da Sud), che nasce con l’intento di raccontare storie dimenticate, diffondere i temi della giustizia e dell'impegno contro le mafie. Spiega a Il Punto: "Uno degli strumenti che abbiamo pensato di mettere in campo proponendo l'idea alla casa editrice è la collana di fumetti che ha l'ambizione di raggiungere un pubblico più eterogeneo di quello che solitamente cerca informazioni su cose di mafia: dagli studenti agli appassionati del genere passando per i cosiddetti lettori pigri».

Così ricordare diventa un gioco e in poche ore si può entrare nelle vite di personaggi dimenticati dai libri di storia. La Round Robin pur essendo una pioniera nel racconto delle storie di questi eroi "dal basso" è seguita da altri importanti esempi di narrazione attraverso la graphic novel. La casa editrice calabrese, Rubbettino, ha dato alle stampe un volume: "Storia illustrata di Cosa Nostra, La mafia siciliana dal mito dei Beati Paoli ai giorni nostri". Una straordinaria sintesi del fenomeno della mafia. Autori di questa ricostruzione sono due pm antimafia, Enzo Ciconte e Francesco Forgiane. È la storia, sapientemente illustrata nelle tavole di Enzo Patti,

di come di fronte al vuoto delle istituzioni, gli uomini si siano organizzati in uno stato parallelo e segreto. Il libro edito da Rubbettino è il primo che intraprende un percorso così lungo di narrazione, trattando vicende diverse, ma legate dal filo mafioso. Ogni tavola è un flash su un avvenimento con una ricostruzione di poche righe che consente al lettore di individuare storie e intrecci. [...]

Di Sara Dellabella