L'economia sull'orlo del declino (morale) (Lettera 43)

di Francesca Bussi, del 05 novembre 2012

Da Lettera 43 - 4 novembre 2012
L’avidità. Da questo sentimento tutto umano è partita la disumana spersonalizzazione dell’economia globale. Speculazioni, mercati fuori controllo, interessi personali e guadagni fuori controllo sono tutte declinazioni di una bramosia che ha preso varie forme. Al punto che nessuno riesce più a riconoscerla. Seppure ormai conosce bene ciò che questo sentimento è riuscito a produrre: la crisi.
Sembra una spiegazione riduttiva e semplicistica. Ma non lo è. Nel libro Capire la crisi, questa tesi è spiegata con chiarezza. E senza iperboli. Ma partendo dalle piccole cose. Quelle che permettono di capire il frutto della quotidiana equazione del dare e dell’avere.
L’autore Massimo Calvi tenta di dare una lettura morale – non moralista – alla crisi. E tenta di svelare un grande inganno: l’aver de-responsabilizzato la gente comune, facendole credere che le colpe (o anche i meriti) siano sempre altrove, più in alto o più lontano.
L’autore, ripercorrendo le tappe più importanti degli ultimi cinque anni e descrivendole in modo semplice, ci conduce a una chiara soluzione: possiamo puntare il dito contro la globalizzazione, l’industria finanziaria e la speculazione internazionale. Ma anche contro l’assenza di controlli e la mediocrità della classe politica. Ma la soluzione è molto più semplice di quel che si crede. E molto più chiara. La crisi è figlia di un malato rapporto con il possesso. E, al di là di ogni ricetta strategica globale, non passerà finché gli uomini non saranno in grado di riscoprire il valore del dare.

Di Francesca Bussi