Il preoccupante consenso sociale verso le mafie (Tempi)

di Redazione, del 31 ottobre 2013

Da Tempi del 31 ottobre

Un magistrato con articolata esperienza di contrasto alla camorra e alla 'ndrangheta. Un altro con 9 anni alle spalle di attività al ministero dell'Interno e quindici in Parlamento. Sono ben consapevoli delle reti di complicità che i clan hanno costruito con pezzi della politica, dell'economia e della finanza. Ora pongono un tema ulteriore e preoccupante: quello del consenso sociale verso le organizzazioni mafiose nelle zone in cui tali forme criminali sono tradizionalmente presenti. Per intenderci: ai funerali dei terroristi, nella maggior parte dei casi, non va nessuno.
Non succede lo stesso per i mafiosi. Troppe cattedrali stracolme, anche di autorità, hanno accolto le esequie di uomini vicini o palesemente organici alla criminalità organizzata. Da questa constatazione nasce il libro Irrispettabili (Rubbettino, 14 euro) di Alfredo Mantovano e Domenico Airoma, che ragiona sul perché di questo consenso sociale alle mafie e su ciò che si può fare per cercare di cambiare la situazione.
I due magistrati fanno notare come la criminalità organizzata sia radicata nei territori non solo perché si impone con la violenza ma perché, «pur mantenendo il suo tratto criminale, mostra un profilo solidaristico», ad esempio attraverso l'assunzione di dipendenti nelle aziende da essa controllate. «Il ruolo della mafia-previdenza sociale contribuisce non poco a un suo ulteriore radicamento nelle zone in cui essa opera». Come far recuperare terreno alle istituzioni? I magistrati spiegano l'importanza della confisca dei beni, perché i criminali non temono tanto il carcere quanto piuttosto la perdita «della realtà materiale» che mostra il «loro dominio sul territorio». E l'affronto maggiore? Trasformare la villa del boss in caserma per gli sbirri.

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