Il Medioevo europeo secondo Pier della Vigna ()

di Bianca Garavelli, del 11 settembre 2015

Da l'Avvenire 11 Settembre

Pier della Vigna (spesso citato come delle Vigne, anche se questa forma non appare nelle fonti del suo tempo) è una delle figure storiche che Dante ci ha reso familiare, facendone un personaggio memorabile della sua Commedia. Viaggiando dentro l'Inferno, lo incontra in un ambiente drammaticamente ostile, la selva in cui ogni albero corrisponde a un suicida. Così appare subito in primo piano il destino tragico di questo letterato e uomo politico, che si tolse la vita nel 1249 mentre si trovava in carcere, fatto arrestare dal suo sovrano, Federico II, uno dei protagonisti del Medioevo europeo. Secondo Dante, la sua caduta in disgrazia fu causata da una calunnia, che l'invidia, piaga delle corti («la meretrice che mai da l'ospizio / di Cesare non torse li occhi putti»), aveva scatenato: l'accusa di proditio, forma imprecisata di tradimento, era infondata. In effetti Pier della Vigna, che era nato a Capua intorno al 1200, aveva conquistato una posizione eminente alla corte di Federico II, diventandone uno dei più influenti consiglieri e oratore ufficiale. Com'era nelle abitudini di quell'imperatore, che amava circondarsi di letterati che svolgessero un ruolo ufficiale accanto a lui, nella sua azione di governo. La vicinanza con il sovrano della casata di Svevia rende l'opera di Pier della Vigna un caso interessante anche dal punto di vista storico. La pubblicazione di questo epistolario, decisamente corposo, assume quindi una doppia importanza. Il progetto è partito grazie a Ortensio Zecchino, ex parlamentare e attualmente presidente del Centro Europeo di Studi Normanni; è stato poi affidato a un'équipe di filologi coordinati da Edoardo D'Angelo, i quali hanno affrontato il difficilissimo lavoro critico, riunendo una mole impressionante di lettere in latino, spesso di ardua attribuzione.
Oltre a illuminare la figura di questo singolare poeta e uomo di stato, il monumentale volume ha il grande merito di mettere a fuoco un mondo, dal punto di vista di uno dei suoi protagonisti. L'attività variegata di una cancelleria imperiale si unisce in queste lettere alla vita personale dell'uomo Pier della Vigna, comunque difficilmente distinguibile dall'autore, tanto vasta e profonda è la sua preparazione in ambito retorico. La sua abilità a tessere complesse trame stilistiche, piene di immagini elaborate con coerenza, viene magistralmente riprodotta da Dante quando dialoga con lui nella selva dei suicidi, nel canto XIII dell'Inferno. Qui la possiamo vedere direttamente, scoprendo come raggiungesse i suoi risultati più alti proprio nella prosa epistolare: dalle lettere di compianto per un lutto, anche personale, alle epistole di contenuto politico, molte addirittura composte a nome dell'imperatore. Emergono da questi testi gli eventi cruciali di una fase storica della nostra penisola, come lo scontro fra impero e comuni, segnato da battaglie, minacce, trattative e intese diplomatiche. Ed entrano in scena a volte personaggi di rilievo, che hanno avuto un ruolo in queste vicende, come Ezzelino da Romano, alleato chiave di Federico II nella lotta contro i comuni ribelli dell'Italia del Nord. O come il principe Manfredi, altro personaggio reso celebre da Dante, che qui appare nel suo ruolo di divulgatore dell'opera di Aristotele, di cui aveva promosso la traduzione. A cura di Edoardo D'Angelo
L'EPISTOLARIO DI PIER DELLA VIGNA - Rubbettino, Pagine 1162. Euro 59,00

Di Bianca Garavelli

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