Gioacchino Criaco, dal libro al film un ponte criminale tra l’Aspromonte e Milano (Milanonera.it)

di Redazione, del 14 febbraio 2013

anime_nereda Milanonera.it del 12 febbraio 2013

Avremmo avuto un ruolo fondamentale nella Milano da morire, in quella da bere e nella Milano delle macerie giudiziarie
. Trent’anni di criminalità calabrese in connessione con la grande finanza e la politica milanese.Dagli oscuri segreti dell’Aspromonte agli inconfessabili delitti all’ombra del Pirellone.Fino ai traffici attraverso le più grandi metropoli del mondo. È il male multiforme e globalizzato, che ha radici antiche e ramificazioni attuali. Un fiume vischioso che trascina con sé ogni cosa dal passato al presente, dalle vette selvagge della Calabria ai grattacieli di New York, abbattendo i falsi confini tra il bene e il male, svelando il grigio delle commistioni, sporcando di nero volti e coscienze. Da “Anime nere” (2009) a “Zefira” (2010), al conclusivo “American Taste” (2011), Gioacchino Criaco traccia la parabola noir del crimine internazionale in una trilogia, edita da Rubbettino, che a breve diverrà un film. Inizieranno in primavera le riprese di “Anime nere”, una produzione Rai Cinema, Goodfilms, Babefilm, per la regia di Francesco Munzi. Al centro della narrazione un ponte di crimini, sangue e malaffare che lega le pendici impervie dell’Aspromonte a Milano. Boschi inestricabili, viscide rocce, torrenti impetuosi, dirupi maligni, recinti di filo spinato… I romanzi di Criaco, tradotti in Francia dalla Metailie di Serge Quadruppani (la stessa che pubblica Camilleri, De Cataldo, Lucarelli e molti altri), in puro stile noir, si sono rivelati in qualche modo profetici per la lucida e terribile visione di una realtà che, proprio in questo periodo, affonda nella cronaca. Rappresaglie alle aziende, strani incidenti che vedono vittime nell’universo delle holding del lusso, e impensabili collusioni. Una “luna di miele” intrisa di veleni, quella descritta da Criaco tra la Calabria e Milano. E il volto inedito e pulito di criminali in giacca e cravatta che hanno inondato il capoluogo lombardo e l’Europa di eroina, prima, e di cocaina, poi. Un viaggio infernale partito dalle selve dell’Aspromonte e consumato sulle autostrade e le città del continente. Luciano, Luigi, Leo, le anime “nere”, “dannate” per forza o per destino, uccelli da preda a Milano, ragazzi che percorrevano a velocità folle le strade del continente, alla ricerca di un pezzo di paradiso, prima che un paio di manette o di pallottole arrivassero a fermarli. “I figli dei boschi“ li chiamavano dalle loro parti, perché venivano dall’Aspromonte. Alla fine vittime anch’essi di un gioco troppo grande. Ora Munzi, autore di un cinema-verità dal linguaggio “asciutto”, “diretto” (pluripremiati i suoi Saimir e Il resto della notte), firma insieme a Criaco soggetto e sceneggiatura di un film che, coerente con la traccia narrativa del libro, promette di mostrare la criminalità da un’angolazione diversa dal solito, lontana dai luoghi comuni e, soprattutto, terribile per il realismo con cui racconta intrecci e connivenze del crimine organizzato con la politica. In Aspromonte e a Milano le location per le riprese.