Capire la crisi: la neuroeconomia di Calvi (Il Foglio)

di Redazione, del 19 settembre 2012

Da Il Foglio - 19 settembre 2012
Questo testo non si presenta come un nuovo lavoro tecnico di un economista che si aggiunge alle dozzine di analoghi saggi pubblicati negli ultimi anni, ma è dichiaratamente una riflessione scritta da un giornalista, che si pone il problema di spiegare in modo comprensibile e piano, a un pubblico di non specialisti, quello che è avvenuto dalla bolla dei mutui subprime americani, nel settembre del 2008, per arrivare ai nodi del debito sovrano europeo con i quali siamo alle prese. Quello di Calvi, caporedattore economia del quotidiano della Cei, Avvenire, è un racconto semplice senza essere semplificato, che ha il pregio di illustrare in modo facilmente comprensibile avvenimenti complessi.

Calvi mette correttamente l'accento su due filoni relativamente nuovi del pensiero economico: la teoria economica dell'informazione (come l'informazione incide sui comportamenti economici) e la neuroeconomia (il nesso tra psicologia e comportamenti economici). La tesi è che, alla base della crisi, ci sarebbe "l'avidità", il volersi arricchire unicamente per il piacere di arricchirsi. "Non è la ricchezza a dovere essere temuta, ma il modo in cui viene realizzata e le sue finalità". Tesi per alcuni aspetti discutibile: in mercati ben funzionanti la massimizzazione dell'utile è la molla del progresso. Inoltre, la crisi è parte della profonda trasformazione economica mondiale in corso dalla metà degli anni Novanta, quando l'area atlantica perse il monopolio della tecnologia che le aveva consentito per circa due secoli di staccare il resto del mondo, in gran misura in agricoltura di sussistenza. Nonostante questi due limiti, questo saggio dovrebbe essere letto da chi è in politica attiva. E dovrebbe trovare il modo per uscire da una crisi di cui, forse, conosce i tratti solo dalla lettura di quotidiani perché non ha la strumentazione per affrontare la letteratura economica "pesante".