Sergio Ferraro

Processi di risocializzazione dal clan al carcere

Due percorsi estremi e paralleli

Cartaceo
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Quante vite può vivere un uomo attraversando situazioni che di volta in volta lo modificano imponendogli sempre nuovi adattamenti? Usando le basi concettuali della sociologia, Sergio Ferraro ha scritto un’autoetnografia che ripercorre i principali

Quante vite può vivere un uomo attraversando situazioni che di volta in volta lo modificano imponendogli sempre nuovi adattamenti? Usando le basi concettuali della sociologia, Sergio Ferraro ha scritto un’autoetnografia che ripercorre i principali processi di socializzazione e  risocializzazione della propria vita, segnato da buoni e cattivi maestri, da luoghi e contesti che lo hanno spinto a riconoscersi un tempo nella figura di un criminale e oggi in un uomo che investe sul proprio futuro attraverso lo studio, la spiritualità e la condivisione della propria esperienza. Ferraro si concentra in particolare sulla descrizione e l’analisi dei principali processi di cambiamento di status e di ruolo all’interno della società malavitosa e nei suoi ininterrotti ventitré anni di carcerazione. Originario di Villa Literno, entra in modo strutturale a far parte del clan dei Casalesi a diciotto anni. Il racconto della scelta di identificare se stesso nell’immagine di un criminale quasi sentendosi all’interno di una narrazione cinematografica; la descrizione dei riti di affiliazione intra ed extracarcerari; le regole stringenti da rispettare per resistere all’interno del clan attivano le stesse risorse utili alla sopravvivenza alle quali Ferraro ha attinto dopo che, ancora giovanissimo, è stato arrestato. Il clan e il carcere diventano così le due versioni di quella che Goffman ha definito “istituzione totale” nelle sue caratteristiche di pervasività e distruttività degli slanci individuali e liberatori degli esseri umani.

Indice

Tracce di autoetnografia di Charlie Barnao e Giorgia Gargano 

Per una sociologia empirica del carcere di Francesca Vianello

Introduzione
1. Famiglia e socializzazione primaria
1.1. I miei genitori 
1.2. La mia vita da bambino: «Disgraziato» e «Piccolo delinquente» 
1.3. La scuola elementare e gli scuocchi 

2. Socializzazione secondaria: scuola e strada. Il «delinquente»
2.1. Le scuole medie e i primi contatti con la strada 
2.2. Il primo gruppo e le prime rapine. Leader del gruppo delle Pagliarelle 
     La mia prima intervista alla bella giornalista 
2.3. Il primo arresto 
2.4. Il primo carcere, ‘u muort’ e la nascita di Sergiolino 
     Il rituale di aggregazione: ‘u muort’ 
     Il giorno successivo al muort’ 
     Dopo ‘u muort’ tutto è cambiato 

3. Risocializzazioni criminali. Sergiolino e il clan
3.1. Affiliato e cumpariello del boss 
     Quando si forma il mio gruppo criminale all’interno del clan 
     La mia centralità all’interno del gruppo e all’interno del clan 
     Sergiolino da latitante 
3.2. Tecniche criminali 
3.3. Fratture interne e guerra 
3.4. Il tentato omicidio nel bar 
3.5. Estorsione 
3.6. L’agguato al Barbiere 
3.7. La morte di Cipriano e la resa 
     Il ritorno di quel brutto incubo 

4. La prigione e la prima risocializzazione carceraria
4.1. Vecchi compagni 
4.2. Trasferimenti e nuove culture 
4.3. Le condanne e la ribellione 
4.4. Auto-isolamento e zio Michele 
4.5. Trasferimento a Catanzaro 

5. Da Sergiolino a fra’ Sergio: il social broker
5.1. Le scuole superiori 
5.2. I corsi di formazione 
5.3. Il corso di genitorialità 
5.4. La mia prima (e unica) uscita dal carcere. L’incontro con Don Mimmo Battaglia 
5.5. L’incontro con il Rinnovamento nello Spirito Santo 
5.6. L’Università 
5.7. Tutor universitario 
5.8. «Consulente» per il Tribunale dei minori 
     Dalle note etnografiche del 2 agosto 2021: il giorno dell’incontro 
5.9. La «traslazione» 

Conclusioni

Bibliografia

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