Napoli e l’industria

Dai Borboni alla dismissione

a cura di Augusto Vitale e Silvio de Majo

Cartaceo
22,80 24,00

Sono trascorsi ormai circa due secoli dai primi insediamenti dell’industria a Napoli. una lunghissima storia segnata da primati. da grandi successi tecnici, lotte e conquiste civili, ma anche da contraddizioni, sconfitte, periodi di crisi

Sono trascorsi ormai circa due secoli dai primi insediamenti dell’industria a Napoli. una lunghissima storia segnata da primati. da grandi successi tecnici, lotte e conquiste civili, ma anche da contraddizioni, sconfitte, periodi di crisi e di deca denza. Il lavoro prodotto in un così lungo arco di tempo ha consentito di acquisire un patrimonio ricchissimo di conoscenze e competenze tecniche, assegnando alla città, nell’era della grande avanzata dell’industria, il ruolo di terza città industriale d’Italia, al centro di un’area ricca tuttora di forti fermenti produttivi.
Purtroppo a questi risultati non ha ancora corrisposto una compiuta presa di coscienza. presso la classe politica e l’opinione pubblica, dei significati che lo sviluppo dell’industria ha avuto per Napoli e il suo hinterland. Per converso un ampio interesse verso il processo di crescita dell’industria nella città è stato manifestato dalla ricerca e numerosi e fecondi sono i risultati prodotti dalle indagini condotte in tale direzione.
Il volume ripropone alcuni studi già approntati per il precedente Napoli, un destino industriale, pubblicato nel 1992. e vi aggiunge l’esame del suo territorio e dei suoi resti fisici, analizzando le trasformazioni indotte dall’insediamento dell’industria in un ambiente vulnerabile come quello della città e del suo golfo, fino alle più recenti compromissioni ambientali che stanno oggi così fortemente segnando il doloroso fenomeno della dismissione.
In una realtà produttiva sempre più spinta verso la terziarizzazione, la conoscenza delle radici e della struttura storica del tessuto industriale della città getta un ponte tra passato e futuro, proponendosi di preservare quella memoria e quei documenti che la cesura epocale imposta dall’era postindustriale sembra condannare all’oblio ed aspirando anche a fornire gli stimoli per un nuovo «progetto» produttivo dell’intera area metropolitana.

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