Stefano Padovano

Mezzo secolo di ritardi

Saggi sul crimine organizzato in liguria

Cartaceo
18,05 19,00

Il punto centrale di questo studio è stato quello di rilevare le modalità di interazione dei “nativi” – i cittadini “liguri” – nei confronti di situazioni e fenomenologie a “rischio criminale” o dichiaratamente “mafiose”.

Il punto centrale di questo studio è stato quello di rilevare le modalità di interazione dei “nativi” – i cittadini “liguri” – nei confronti di situazioni e fenomenologie a “rischio criminale” o dichiaratamente “mafiose”. Il tema principale del lavoro non è stato soltanto quello di analizzare la presenza delle criminalità organizzate nei territori lontani dalle loro terre di origine. Non si è neppure inteso ripercorrere la loro storia criminale a partire dalle sole attività di indagine giudiziaria. Ciò che ha guidato il pensiero dell’autore è stato stabilire come due fenomeni diversi e (apparentemente) distanti tra loro (le criminalità organizzate e il contesto sociale ligure) si siano correlati e su quali nessi causali l’uno abbia dato man forte all’altro, nel divenire dei decenni che dal secondo dopoguerra ci hanno accompagnato fin qui. La ricerca ha affrontato, a partire dalla gestione e dal controllo dei mercati illegali, l’espansione dei sodalizi criminali nei settori dell’economia lecita e, in particolare, i meccanismi che hanno portato queste ultime a rapportarsi con “mondi sociali” così lontani (si pensi al contesto sociale, a quello politico, dell’imprenditoria locale, ecc.) fino a interagire tra loro tentando di servirsi l’uno dell’altro. A partire da questo assunto, si è tentato di comprendere al meglio la genesi e l’evoluzione dei rapporti di potere intercorsi tra gruppi, organizzazioni, leadership, approdate da territori “stranieri” e coloro che vivono e operano in luoghi “nativi”.

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