Guerra e dopoguerra
Ordine internazionale e politica della nazionalità
a cura di Andrea Frangioni
Cartaceo
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Negli interventi raccolti in questo volume, risalenti agli anni dal 1917 al 1919, Francesco Ruffini espone limpidamente le ragioni ideali della partecipazione alla prima guerra mondiale degli interventisti liberali e democratici: una concezione volontarista
Negli interventi raccolti in questo volume, risalenti agli anni dal 1917 al 1919, Francesco Ruffini espone limpidamente le ragioni ideali della partecipazione alla prima guerra mondiale degli interventisti liberali e democratici: una concezione volontarista ed umanitaria della nazionalità (col recupero della figura di Mazzini) in contrapposizione alla concezione naturalistica e razzista ritenuta prevalente nella cultura tedesca (la contrapposizione che Federico Chabod renderà poi celebre); la difesa delle nazionalità oppresse e, in questo quadro, l’attenzione alla causa sionista; l’adesione al pensiero e alle idee di ricostruzione dell’ordine internazionale del presidente statunitense Wilson. Nel volume è ripubblicata anche la prolusione Guerra e riforme costituzionali tenuta da Ruffini all’Università di Torino nel novembre 1919. Al di là della specifica ipotesi riformatrice da essa prospettata, vale a dire l’integrazione della rappresentanza popolare espressa a suffragio universale maschile e con sistema proporzionale nella Camera dei deputati con forme di rappresentanza degli interessi e delle capacità culturali da inserire nel Senato, la prolusione ben rappresenta il clima dell’immediato primo dopoguerra, quando forte e diffuso fu l’auspicio che alla ricostruzione dell’ordine internazionale e all’espansione delle democrazie garantita dalla vittoria degli USA e delle forze dell’Intesa, potesse accompagnarsi il rinnovamento e il rafforzamento dello Stato liberale italiano, mediante l’ordinato inserimento delle masse nelle sue istituzioni e nella sua vita politica.
Rassegna
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di Redazione - Lacnews24.it 2024.08.04
A Brancaleone rivive la Calabria di Cesare Pavese, nell’agosto del 1935 il suo confino nel profondo Sud
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Nel libro di Pavese, quadri folgoranti di una Calabria che «aveva una sua bellezza se non anche una sensualità»
di Francesco Bevilacqua - Il Quotidiano del Sud / L'altra voce dell'Italia 2024.07.21
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