Pensare la città
Viterbo immaginaria, leggere il futuro
Cartaceo
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Postfazione di Gianni Scipione Rossi
Viterbo è una città bellissima, rara, densa di storia. Eppure resta sospesa, come se non riuscisse a trasformare ciò che possiede in destino. Ha un centro medievale straordinario, la memoria
Postfazione di Gianni Scipione Rossi
Viterbo è una città bellissima, rara, densa di storia. Eppure resta sospesa, come se non riuscisse a trasformare ciò che possiede in destino. Ha un centro medievale straordinario, la memoria dei Papi, la Macchina di Santa Rosa, le terme, le mura. Possiede quasi tutto ciò che serve per diventare una città più riconoscibile, più viva, più desiderata. Le manca però il passaggio decisivo: una scelta capace di dare senso ai vuoti, funzione ai luoghi e direzione alla sua identità. Da Viterbo parte una riflessione che riguarda molte città italiane. Città splendide, cariche di identità, spesso adagiate sulla propria memoria e incapaci di trasformarla in direzione. Luoghi che conservano molto, ma decidono poco. Che custodiscono simboli, stratificazioni e bellezza, ma faticano a farne progetto. Viterbo diventa così una metafora concreta dell’Italia minore e profonda: quella delle città sospese tra ciò che sono state e ciò che potrebbero ancora diventare.
Indice
Prologo
Il destino possibile
1. Riempire i vuoti
2. L’eterna incompiuta
3. Oltre il narcisismo
4. La macchina dell’immaginazione
5. L’ordine delle cose
6. Oltre il presente
7. Centro d’identità permanente
8. La scintilla dell’inutile
9. La città immaginata
10. Le mappe del desiderio
Epilogo
Un romanzo collettivo






