Gaspare Sturzo

Mafia e questione meridionale nelle analisi di Luigi Sturzo

Cartaceo
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Le ragioni della ricerca sul pensiero e sull’opera di Luigi Sturzo, raccolte in questo testo, pongono in evidenza la ferma volontà del fondatore del Partito popolare italiano che, uscendo allo scoperto sulla scena della

Le ragioni della ricerca sul pensiero e sull’opera di Luigi Sturzo, raccolte in questo testo, pongono in evidenza la ferma volontà del fondatore del Partito popolare italiano che, uscendo allo scoperto sulla scena della politica prima locale e poi nazionale, radicava una scelta definitiva di denunciare il malaffare nella politica e gli intrallazzi della mafia ed il pericolo della sovrapposizione delle due sfere criminali. Per chi, come lui, prete, aveva deciso di «uscire dalla sacrestia» e di diffondere e praticare i principi cristiani in seno alla società, era già maturato il tempo per aiutare il popolo a formarsi una coscienza civile e per lanciargli un monito affinché si guardasse dall’affidare, in campo locale e nazionale, la gestione della pubblica amministrazione ai ladri, ai corrotti e ai collusi con la mafia. Si trattava di un messaggio destinato anche al mondo cattolico, che, in gran parte, continuava a mostrare reticenze e, peggio, resistenze nel recepire l’insegnamento della Rerum Novarum e nel capire l’importanza di certe aperture sociali, sia per la piena realizzazione della missione della Chiesa, sia per evitare che i meno abbienti e le classi lavoratrici venissero attratti dalle lusinghe del dilagante socialismo.
I risultati dello studio di Gaspare Sturzo rendono inequivocabilmente giustizia al prete calatino, personaggio divenuto scomodo nel secondo dopoguerra, in tempi, sicuramente, di «miracoli economici», ma pure tempi , stando alle sue ripetute denunce , di compromessi, connivenze e facili alleanze. La validità delle teorie meridionalistiche di Luigi Sturzo, di contro alle utopie o alle miopie di ideologi e di politici dell’epoca, è ora confermata in pieno, tanto da farlo emergere anche come uno dei più acuti osservatori del fenomeno mafioso e uno dei primi a denunciarne l’esistenza, avendone individuato con esattezza le cause, avendone colto con chiarezza, in momenti non sospetti, la tendenza all’urbanizzazione e avendone suggerito con realismo i mezzi affinché esso fosse snidato e debellato.