Michael Polanyi

La logica della libertà

Cartaceo
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the Logic of Liberty, pubblicato nel 1951, ma nel quale rifluiscono studi del decennio precedente, rappresenta un momento essenziale della nascente riflessione epistemologica polanyiana organizzatasi, in quegli anni, attorno a problematiche di sociologia della

the Logic of Liberty, pubblicato nel 1951, ma nel quale rifluiscono studi del decennio precedente, rappresenta un momento essenziale della nascente riflessione epistemologica polanyiana organizzatasi, in quegli anni, attorno a problematiche di sociologia della ricerca ma soprattutto attorno a problematiche economiche e politiche. Centrale, nel testo, risulta allora la discussione volta ad illustrare la superiorità di ogni ordine economico e politico, non organizzato secondo i rigidi canoni di una pianificazione e di una organizzazione diretta centralmente da un’unica autorità, ma lasciato alla libertà e creatività di iniziative spontanee policentriche. Nella critica ad ogni totalitarismo, sia esso di matrice nazi-fascista che socialista, nel delineare gli stessi caratteri della nozione di “ordine spontaneo”, insomma nella difesa del liberalismo in campo economico e politico, Polanyi partecipa attivamente a quel dibattito, insieme appassionato e drammatico, che vede tra i principali protagonisti gli esponenti della “scuola austriaca”, come von Mises, von hayek e lo stesso Popper. Ma vi partecipa, come risulta evidente sin dalle prime pagine del testo, e da qualche accento cautamente polemico nei confronti di alcune tesi dei pensatori appena citati, in modo originale e personale, prospettando l’idea di un liberalismo moderato, rispettoso degli inalienabili diritti individuali ma attento anche al peso della tradizione e dei valori morali e religiosi in essa presenti. Nell’ampia e informata introduzione alla presente traduzione, Carlo Vinti cerca di mettere a fuoco le problematiche del testo nelle direzioni sopra indicate, cercando soprattutto di illustrare i rapporti di Polanyi con gli esponenti della “scuola austriaca”, con von Hayek e Popper in modo particolare.