Friedrich A. von Hayek

Nazionalismo monetario e stabilità internazionale

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Appare qui per la prima volta in italiano il testo di cinque lezioni tenute nel 1937 da Friedrich A. von Hayek, il maggiore pensatore liberale del Novecento e Premio Nobel per l’economia. Invitato da

Appare qui per la prima volta in italiano il testo di cinque lezioni tenute nel 1937 da Friedrich A. von Hayek, il maggiore pensatore liberale del Novecento e Premio Nobel per l’economia. Invitato da Paul Mantoux e William E. Rappard, che allora dirigevano il prestigioso Institut des Hautes Études Internationales di Ginevra, Hayek ha preparato le sue lezioni nel periodo più creativo della sua vita di studioso, che tra l’altro coincide con quelli che sono stati denominati gli «anni dell’alta teoria». Le lezioni contengono idee molto rilevanti, che hanno mostrato la loro fecondità nel tempo, man mano che abbiamo dovuto fare i conti con la deriva inflazionistica, prodotta dalla proliferazione di monete nazionali fiduciarie. Nel testo hayekiano, c’è la precisa previsione di tutto ciò che è accaduto. Si potrebbe ancor meglio dire che le vicissitudini monetarie del secolo che si è concluso non hanno fatto altro che confermare i timori espressi da Hayek nel 1937. E la stessa cosa si può affermare a proposito della fase iniziale del nuovo secolo, in cui sono crollati (dopo quella che l’ortodossia ha denominato l’era della Grande moderazione macroeconomica) i sistemi creditizi nazionali; e ciò è avvenuto in modo improvviso e repentino. Ecco perché non possiamo sottrarci al compito di riconsiderare le «ragioni» di Hayek. Il che è reso ancora più urgente dalla presenza sulla scena politica di un risorgente e cieco «nazionalismo monetario». Ripercorrere i crocevia attraverso cui l’Autore ci conduce è un modo per gettare luce sugli errori del passato, svellere lo strato di luoghi comuni che ci impedisce la comprensione del presente, difenderci da tutti coloro che, promettendoci facili «soluzioni», dilapidano le nostre risorse e privano di un futuro le più giovani generazioni.