Musei e disasater plan
La protezione del patrimonio culturale italiano
Prefazione di Eike Schmidt
Cartaceo
€23,75 €25,00
L’Italia possiede il patrimonio culturale più ricco e diffuso al mondo, ma sorge in un territorio tra i più fragili dal punto di vista sismico, idrogeologico e vulcanico. Questo volume, scritto da un architetto
L’Italia possiede il patrimonio culturale più ricco e diffuso al mondo, ma sorge in un territorio tra i più fragili dal punto di vista sismico, idrogeologico e vulcanico. Questo volume, scritto da un architetto con anni di esperienza nell’ambito della sicurezza dei musei campani, non è un semplice manuale tecnico: è una mappa ragionata e una proposta operativa per colmare il divario tra consapevolezza del pericolo e azione organizzata. Attraverso l’analisi del quadro normativo italiano, le lezioni tratte dai grandi disastri (dall’alluvione di Firenze ai terremoti del Centro Italia) e il confronto con i modelli internazionali (Giappone, Paesi Bassi, Stati Uniti), il testo delinea le ipotesi progettuali per una tutela efficace: dalla schedatura e prioritarizzazione delle opere, ai protocolli di movimentazione e protezione in loco, fino alla creazione di depositi di emergenza e alla formazione del personale. Un’opera
indispensabile per direttori di musei, funzionari, restauratori, tecnici della sicurezza e studiosi, che trasforma la gestione dell’emergenza da reazione istintiva a risposta strutturata e consapevole.
Indice
Progettare l’emergenza: la necessità di un approccio unico, sistematico
e realistico di Eike Schmidt 5
Introduzione
Colmare il divario: la dimensione strategica dell’emergenza nel
governo del museo di Ludovico Solima 13
Parte I
Quadro generale
1. Il contesto: l’Italia, un museo diffuso e vulnerabile 27
1.1 Un patrimonio sterminato: quantità, tipologie e la sfida della
tutela integrata 27
1.1.1 La quantificazione del patrimonio italiano 27
1.1.2 La varietà tipologica: dalla pittura su tela all’organico 28
1.1.3 La quantità: logistica e priorizzazione 30
1.2 Un territorio a rischio: la geografia dei disastri in Italia 31
1.2.1 Rischio sismico: un rischio sistemico e pervasivo 31
1.2.2 Rischio idraulico e da frana 32
1.2.3 Rischio vulcanico 33
1.2.4 Rischio incendio 34
1.3 La sovrapposizione critica tra collocazione dei beni e presenza di rischi 35
1.3.1 La concentrazione nei centri storici 35
1.3.2 La collocazione in aree a rischio geofisico 36
1.3.3 Il rischio antropico in relazione all’ubicazione 37
1.3.4 Disaster Plan: la pianificazione dell’emergenza tra minacce
naturali e vulnerabilità antropica 37
2. Norme e indirizzi 39
2.1 Il quadro normativo italiano: dalle leggi di tutela del ’39 al Codice
dei beni culturali 39
2.1.1 Le fondamenta: le leggi “Bottai” del 1939 39
2.1.2 La svolta: il Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs.
42/2004) 40
2.1.3 Focus sulla sicurezza: le circolari e le linee guida del MiC 41
2.1.4 L’intersezione con la normativa generale sulla sicurezza 42
2.1.5 Criticità e vuoti normativi 43
2.2 Italia: analisi critica dell’applicazione delle norme. Il divario tra
teoria e pratica 44
2.2.1 Le eccellenze: cosa funziona e dove 44
2.2.2 Il divario critico: cosa non funziona e perché 45
2.3 Standard internazionali: l’operato di UNESCO, ICCROM, ICOM
e Blue Shield 47
2.3.1 UNESCO: tra mandato normativo e intervento operativo 47
2.3.2 ICCROM: l’eccellenza tecnica e il “primo soccorso” culturale 48
2.3.3 ICOM: l’etica professionale e la cultura della prevenzione 49
2.3.4 Blue Shield International 50
2.3.5 L’eccellenza italiana: i caschi blu della cultura 50
2.3.6 Cosa possiamo imparare dal panorama internazionale 51
3. Storia: lezioni dal passato 53
3.1 I Monuments Men e la Seconda guerra mondiale: un precedente
storico di tutela pianificata del patrimonio culturale 53
3.1.1 Il contesto: guerra totale e minaccia al patrimonio europeo 53
3.1.2 La nascita del programma MFAA 54
3.1.3 L’operatività in Italia 54
3.1.4 Lezioni apprese e limiti dell’esperienza 55
3.2 L’Alluvione di Firenze (1966). Un evento fondativo per la tutela
del patrimonio culturale 56
3.2.2 L’impatto sul patrimonio culturale 57
3.2.3 La nascita del restauro moderno 57
3.3 I terremoti italiani: una triste sequenza 59
3.3.1 Friuli (1976): la prima reazione organizzata 59
3.3.2 Campania e Basilicata (1980): tra emergenza umanitaria e
tutela del patrimonio 60
3.3.3 Umbria e Marche (1997): il cantiere di San Francesco ad Assisi 62
3.3.4 L’Aquila (2009) e Amatrice (2016): la crisi dei depositi e la
tutela delle macerie 63
3.3.5 Sismi a confronto: progressi e criticità 65
3.4.1 Le cause del collasso 67
3.4.2 Implicazioni per la tutela del patrimonio culturale architettonico 68
3.5 L’incendio della Cappella della Sindone (1997): la vulnerabilità
dei simboli 69
3.5.1 Le cause dell’incendio 69
3.5.2 Implicazioni per la tutela del patrimonio culturale 70
3.6 L’Archivio di Stato di Napoli (1943): il saccheggio della memoria
da parte dell’occupante 71
3.6.1 Implicazioni per la tutela del patrimonio culturale 72
3.7 Il crollo del Campanile di San Marco a Venezia (1902): il
cedimento annunciato 73
3.7.1 La prevenzione come fondamento della tutela 74
3.8 L’incendio della Cattedrale di Notre–Dame de Paris (2019): la
vulnerabilità dei simboli 74
3.8.1 Sicurezza integrata per la difesa del patrimonio culturale 75
3.9 Città della Scienza in fiamme (2013): minacce antropiche al
patrimonio culturale 76
3.9.1 Dinamica del disastro: la sottovalutazione del rischio criminogeno 77
3.9.2 Proteggere il patrimonio contemporaneo 77
3.10 Venezia (2019): l’assedio dell’acqua alta 78
3.10.1 La nuova minaccia sistemica del cambiamento climatico 79
3.11 Caltagirone (2018): la minaccia che viene dal sottosuolo 80
3.11.1 Patrimonio e dissesto idrogeologico: la prevenzione sistemica 80
3.12 Torino, Museo egizio: controllo igrometrico e la conservazione
preventiva 81
3.12.1 La gestione del “disastro lento” 82
3.12.2 I pilastri della conservazione preventiva 82
3.13 Casi internazionali a confronto 83
3.13.1 Il saccheggio del Museo di Baghdad (2003) 83
3.13.2 Il rogo del Museo nazionale di Rio de Janeiro (2018) 84
3.13.3 Il modello internazionale del Louvre 85
3.13.4 Sintesi e insegnamenti per l’Italia 86
Parte II
Ipotesi progettuali
4. Individuare le priorità: cosa salvare per primo? 89
4.1 La schedatura tramite registri e database digitali aggiornati 90
4.1.1 La schedatura come strumento di conoscenza e valutazione 90
4.1.2 Dalla scheda cartacea al database digitale integrato 91
4.1.3 La schedatura come base per la priorizzazione e la logistica 92
4.2 La piramide delle priorità: le classi A, B, C 93
4.2.1 La suddivisione in classi di priorità 94
4.2.2 Gestione operativa delle classi di priorità 96
4.3 La mappatura fisica tramite le planimetrie 97
4.3.1 La planimetria di emergenza 97
4.3.2 Strati informativi della mappatura 98
4.3.3 Integrazione con il sistema di gestione 99
4.3.4 Valore aggiunto e criticità 99
4.4 Il sistema di etichettatura: codici, simboli, QR code 100
4.4.1 I tre livelli di un sistema di etichettatura integrato 101
4.4.2 Implementazione e criticità 102
5. La movimentazione: teoria e pratica 105
5.1 Protocolli per tipologia di opera 105
5.1.1 Sgancio e imballaggio dei dipinti 106
5.1.2 Movimentazione di sculture pesanti 108
5.1.3 Oggetti fragili (vetri, ceramiche) 110
5.1.4 Materiale archivistico e librario 110
5.2 Il cronoprogramma: quanto tempo serve? Esercitazioni e simulazioni 111
5.2.1 La stima dei tempi 112
5.2.2 La gerarchia degli obiettivi temporali 113
5.2.3 Esercitazioni e simulazioni 114
5.3 L’equipaggiamento necessario: dal trolley al carrello a forbice 116
5.3.1 Attrezzature per la movimentazione 117
5.3.2 Materiali di imballaggio e protezione 118
5.3.3 Logistica e manutenzione 119
5.3.4 Protezione in situ dei beni culturali inamovibili 121
5.4 Le criticità architettoniche: scale, ascensori, solai 123
5.4.1 Identificazione e mappatura delle criticità 124
5.4.2 Strategie e soluzioni per il superamento delle criticità 125
6. I depositi: dall’emergenza alla conservazione 127
6.1 Deposito di emergenza interno: raccolta primaria 127
6.1.1 Criteri di individuazione e selezione 127
6.1.2 Tipologie di aree idonee 129
6.1.3 Allestimento e gestione operativa 130
6.2 Depositi esterni temporanei: la rete di salvataggio territoriale 131
6.2.1 Criteri di selezione dei depositi temporanei 132
6.2.2 Tipologie di strutture e modalità di accordi 133
6.2.3 La formalizzazione degli accordi: il Protocollo operativo 134
6.3 Depositi a lungo termine: clima, sicurezza, accessibilità 135
6.3.1 La progettazione ambientale 136
6.3.2 Sicurezza integrata: protezione attiva e passiva 137
6.3.3 Logistica, accessibilità e gestione 138
6.4 Criticità e specifiche: requisiti ignifughi, antiallagamento, antintrusione 139
7. Protezione in loco 141
7.1 Opere immobili o di difficile movimentazione: affreschi,
installazioni, organi, grandi sculture 141
7.1.1 Affreschi e dipinti murali 141
7.1.2 Installazioni di arte contemporanea site-specific 142
7.1.3 Grandi sculture e gruppi monumentali 143
7.2 L’arte contemporanea: la sfida dei materiali deperibili e non
convenzionali 144
7.2.1 La natura ibrida e vulnerabile dei materiali 145
7.2.2 Strategie di protezione: dalla fisicità alla documentazione 146
7.3 Metodologie di protezione: incamiciatura e strutture di protezione 147
7.3.1 L’incamiciatura 148
7.3.2 Strutture di protezione per opere a tuttotondo 149
7.3.3 Altre metodologie specialistiche 150
7.4 La scelta difficile: proteggere in loco o rischiare la movimentazione? 151
8. Il fattore umano: il team dell’emergenza 153
8.1 Il coordinatore: figure professionali e responsabilità 153
8.1.1 Profilo e competenze del coordinatore 153
8.1.2 Responsabilità primarie del coordinatore 155
8.1.3 Il vicecoordinatore e la successione di comando 156
8.2 Il team interno: funzionari, conservatori, addetti alla sicurezza. 158
8.2.1 Composizione e ruoli specializzati 158
8.2.2 La formazione specifica 160
8.3 Il team di movimentazione: personale specializzato e la loro formazione 161
8.3.1 Profilo e composizione del team 162
8.3.2 Competenze tecniche specialistiche 163
8.3.3 La formazione 164
8.4 Il ruolo dei volontari: come gestirli, formarli e integrarli in modo
sicuro ed efficace 165
8.4.1 I rischi dell’improvvisazione e l’importanza di una gestione
strutturata 165
8.4.2 Un modello virtuoso: il protocollo Vvbc – Vigili del fuoco
volontari per i beni culturali 166
8.4.3 Linee guida per la gestione di volontari non specializzati 167
Parte III
Riflessioni critiche e prospettive
9. Ambiguità normative e criticità 171
9.1 Il puzzle dei piani: distinzioni tra Piano di emergenza (PdE),
Documento di valutazione dei rischi (Dvr) e Piano di sicurezza 171
9.1.1 Documento di valutazione dei rischi – d.lgs. 81/2008 172
9.1.2 Piano di emergenza PdE – d.lgs. 81/2008 e linee guida MiC 172
9.1.3 Il Piano di sicurezza nel contesto dei beni culturali 173
9.1.4 Il Disaster Plan come Piano di emergenza per il patrimonio
culturale 174
9.1.5 Le sovrapposizioni critiche e la necessità di integrazione 175
9.2 Il vuoto normativo: la mancanza di una legge nazionale che
imponga e standardizzi i Disaster Plan 176
9.2.1 L’attuale farraginoso sistema di riferimento 176
9.2.2 Le conseguenze del vuoto normativo 178
9.2.3 Gli argomenti contro una norma specifica 180
9.2.4 Cosa dovrebbe prevedere una legge quadro 180
9.3 Risorse e finanziamenti 182
9.3.1 I costi della prevenzione 182
9.3.2 Le fonti di finanziamento 184
9.3.3 Proposte per un modello di finanziamento sostenibile 185
10. Casi studio esteri: cosa insegnano all’Italia 187
10.1 Giappone: la cultura della prevenzione sismica 187
10.1.1 Un approccio sistemico 187
10.1.2 Tecnologia e design per la protezione del patrimonio 188
10.1.3 Piani di emergenza iper dettagliati e automatici 189
10.1.4 Lezione per l’Italia 190
10.2 Paesi Bassi: La gestione del rischio idrico 191
10.2.1 Il cambiamento di paradigma: “Living with water” 192
10.2.2 Applicazione alla Tutela del patrimonio culturale 193
10.2.3 Piani di emergenza basati su soglie precise 194
10.2.4 La lezione per l’Italia 195
10.3 Stati Uniti: I piani dei grandi musei e il Federal Emergency
Management 196
10.3.1 L’eccellenza dei grandi musei 197
10.3.2 Il Quadro federale: FEMA ed Heritage Emergency
National Task Force 198
10.3.3 Il ruolo delle assicurazioni 199
10.4 Analisi comparata: cosa possiamo importare e adattare al
contesto italiano? 200
10.4.1 Principi trasversali da assimilare 200
10.4.2 Proposte concrete per un “modello italiano” adattato 201
Conclusioni 203
Verso una cultura della prevenzione 203
Tecnologia e formazione per la resilienza 204
La formazione come spina dorsale 205
Postfazione
Elogio del Disaster Plan: necessità, utopia, metodo e burocrazia
di Sylvain Bellenger 207
Apparati finali
Glossario 213
Bibliografia e sitografia essenziale 215






