Quelle lettere di Caprotti all'uomo delle Coop (L'Espresso)

di Stefano Vergine, del 04 dicembre 2015

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Noi, le Coop rosse, tra supermercati e riforme mancate

E della distribuzione moderna in un paese senza riforme

Da L'Espresso del 4 dicembre

«Da quando ho lasciato la presidenza di Coop Italia lui mi ha scritto due lettere. La prima è stata un gentile saluto, da "retired" a "retired", come lui ci definì, alla quale io risposi altrettanto cortesemente. La seconda è una lettera dove mi definisce un "bloody liar"». All'accusa dí essere un "maledetto bugiardo", Vincenzo Tassinari, per 25 anni a capo di Coop Italia, dice di non aver mai risposto. Aggiunge però che Bernardo Caprotti «dovrebbe chiedere scusa ai cooperatori». Il rapporto con il patron di Esselunga è concentrato in una manciata di pagine del libro appena uscito - "Noi, le coop rosse", edito da Rubbettino - e quelle pagine bastano per capire che la guerra fra i due colossi dei supermercati italiani non è affatto terminata. Per il resto Vincenzo Tassinari, per 25 anni a capo di Coop Italia, in questo libro-intervista scritto con il giornalista Dario Guidi racconta la sua visione dell'economia italiana, dei cambiamenti della società dei consumi, dei rapporti con gli altri Paesi concorrenti. Non mancano commenti critici su politici, manager e alcune tra le più note famiglie dell'imprenditoria italiana. Una testimonianza di un dirigente nato a cresciuto nel mondo delle coop, a cui piace ricordare che il primo spaccio cooperativo in Italia nasce a Torino, nel 1854, cento anni prima dei supermercati, ma anche nella sua carriera, con l'apertura di decine di ipermercati, ha trasformato la Coop, facendone uno dei giganti della grande distribuzione.

di Stefano Vergine

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