Nord e Sud, così nacque il dualismo italiano (Il Mattino)

di Gigi Di Fiore, del 23 dicembre 2014

Alle origini del dualismo italiano

Regno di Sicilia e Italia Centro-Settentrionale dagli Altavilla agli Angiò (100-1350)

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Da Il Mattino del 23 dicembre

Il nodo delle difficoltà che, in sette secoli, affrontarono le diverse dinastie che regnarono nel Mezzogiorno fu certamente il tormentato rapporto con feudatari, latifondisti e notabili locali. Senza studiare e comprendere cosa significò il potere dei potentati locali, con gente armata al loro servizio, sottomissione di contadini e piccoli artigiani, esercizio di giurisdizione speciale, si afferra poco sulle motivazioni profonde delle rivolte contro le monarchie meridionali.
Lo ha provato e descritto bene, per il '700 fino ai moti del 1820, uno storico del valore di John Anthony Davis. Lo esamina ora, sui due secoli in cui nacque e si consolidò il regno di Sicilia e di Napoli, un interessante saggio, scritto a più mani da tredici studiosi e curato dal professore Giuseppe Galasso: Alle origini del dualismo italiano, regno di Sicilia e Italia centro-settentrionale dagli Altavilla agli Angiò edito da Rubbettino (pp. 311, euro 15). Il testo raccoglie gli interventi del convegno che, sul tema, organizzò il «Centro europeo di Studi Normanni». Dal normanno Ruggero II di Altavilla, che fondò il regno di Sicilia, agli Angioini. Il Mezzogiorno divenne Regno, prima di Sicilia e poi anche di Napoli, mentre nel centro- nord si affermava la frammentazione delle città-comuni. La rivoluzione dei comuni contrapposta ad un regno unitario. Nel Mezzogiorno, si consolidò il sistema feudale, con lo sfruttamento economico delle proprietà terriere e compromessi continui tra sovrano e feudatari in grado di fornire soldati e braccia fedeli al servizio del regno.
Un sistema potenziato e oliato, anche nel riconoscimento di libertà laiche e arricchimenti culturali, da Federico II di Svevia. Secondo gli studiosi che hanno contribuito con i loro interventi al saggio (David Abufalia, Claudio Azzara, Errico Cuozzo, Hubert Houben, Francesco Paolo Tocco, Ermanno Orlando, Claudio Lo Jacono, Jean-Marie Martin, Rosanna Alaggio, Henri Bresc, Pietro Dalena, Ortensio Zecchino, Nicola De Blasi), proprio tra l'anno 1000 e il 1300 nacque un primo dualismo tra centro-nord e regno siculo- meridionale. Scrive Galasso: «I fattori determinanti del primo dualismo italiano appaiono, e sono, ovviamente molteplici. Centrale appare il primato commerciale che grandi e piccole città dell'Italia centro-settentrionale acquistano in tutto l'ambito del Mediterraneo».
E una delle ragioni del dualismo, viene individuata dagli storici nella mancata partecipazione del Mezzogiomo alle Crociate. Tesi contestata, guardando quanto fosse ricca Firenze in quel periodo, nonostante fosse rimasta estranea a spedizioni in Terra Santa. Su questo, aggiunge Galasso: «Il tempo della grande fioritura del centro-nord fu pure quello di un grande sviluppo siculo-meridionale, che mise il Mezzogiorno nel ruolo importante di un paese notevole sia per ciò che importava, sia per ciò che esportava, sia per le possibilità di investimento che esso offriva, sia per le risorse finanziarie e i relativi movimenti di mobilitazione e di redditizio impiego che esso richiedeva e permetteva».
E allora, nonostante ricchezza e sviluppo, furono il feudalesimo e le difficoltà delle dinastie regnanti ad accentrare potere e amministrazione, a bloccare lo sviluppo. Non a caso, tutti i tentativi di abolire per legge il feudalesimo e ridistribuire le terre, furono avversati e di difficile applicazione tra la fine del '700 fino alla metà dell'800.
In cambio di risorse e concessioni di potere ai notabili locali, le monarchie ottenevano consensi. Fratture tra centro e periferia, rivoluzioni contro l'accentramento dinastico, a partire dal vicereame spagnolo per proseguire poi ai Borbone e anche al decennio francese, furono conseguenze dei contrasti tra sovrani e feudatari prima, baroni, latifondisti e notabili poi. E, per questo, è prezioso il saggio curato da Galasso nel ricercare l'origine remota delle fratture economiche, sociali e politiche, che segnarono le vicende del regno autonomo meridionale dalle origini nel 1130 alla fine nel 1861.

di Gigi Di Fiore

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