Questi politici ciechi ci portano alla rovina (Il Denaro)

di Paolo Savona, del 06 luglio 2015

J'accuse

Il dramma italiano di un'ennesima occasione perduta

Da Il Denaro

Nel mio precedente pamphlet intitolato "Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi. Il caso Italia", edito dalla stessa casa editrice Rubbettino nel 2012, avevo ripercorso la storia delle idee economiche eretiche che hanno ispirato la politica italiana e i comportamenti esorcistici che erano seguiti per camuffare i danni da esse causate. Ma la politica ha seguito imperterrita nell'addentrare il Paese nel vicolo cieco del sottosviluppo, sommando incautamente ai comportamenti eretici ed esorcistici nostrani l'overdose di decisioni europee inadatte ad affrontare i problemi che con i Paesi membri dell'Unione avrebbe dovuto affrontare. Benché ripetutamente negata, questa diagnosi è oggi fatta propria dal Governo Renzi nel documento inviato a Bruxelles il 22 maggio scorso, ma la terapia è ancora vaga e l'attuazione non si intravvede; anzi l'allontana a causa dell'uso fatto della piccola crescita per confermare la correttezza delle politiche fin qui seguite. Nulla è cambiato sotto il sole, al di fuori degli attori del dramma.
Quando quel pamphlet era pronto per la stampa avvenne il colpo di Stato mosso da potenze straniere, ma asseverato dalle massime cariche dello Stato italiano adducendo il rischio di una grave crisi incombente. Credo siano state ormai raccolte sufficienti informazioni per considerare tale ciò che avvenne alla fine del 2011. Si ritenne di poter mascherare gli effetti costituzionali della decisione nominando un «uomo della provvidenza», il primo dell'era postfascista: l'economista Mario Monti. Conoscevo il collega da una vita: persona molto per bene, di elevata educazione, accorto nella gestione dell'immagine, sorretto dalla stampa radical chic, però anch'egli titolare di eresie economiche di segno contrario a quelle lassiste in materia fiscale che ho stigmatizzato nella pubblicazione ricordata. Egli infatti era ed 'è un sostenitore della politica europea di austerità fiscale e dell'idea che da questa, se seguita fino in fondo, verrebbe tutto il bene necessario ad un Paese; a volere essere generosi, questi europeisti sono tardi epigoni delle idee di Platone secondo cui il mondo va governato dalle élite, perché il popolo non sa scegliere mentre loro sì. Per essi la democrazia è un fastidioso metodo di governo e meno la si utilizza, meglio è. A loro poco interessa che il progresso dell'uomo e della civiltà provenga proprio dalla spinta democratica volta a ricercare pari opportunità per l'individuo, la si chiami eguaglianza o giustizia sociale.
Dopo l'evento ricordato, poiché il pamphlet sulle eresie e gli esorcismi era pronto per la stampa, mi affrettai a scrivere un'appendice nella quale avvertivo che Monti non avrebbe portato l'Italia fuori dalla crisi in cui versava ma, a causa delle sue idee e delle sue pulsioni civili, l'avrebbe approfondita. I dati ora in nostro possesso confermano questa mia valutazione. Poiché il mandato del suo Governo era quello di rispettare formalmente i patti europei, va detto che non riuscì neanche a raggiungere questo obiettivo. Il mio J'accuse n. 3 lo evidenzia chiaramente. Ciò significa che anche le persone per bene sbagliano, anche se raramente lo ammettono.
A Monti sono succeduti due altri Governi, quello di Enrico Letta e quello ancora in sella di Matteo Renzi, che hanno operato all'insegna del motto popolare «non datemi consigli, so sbagliare da me». Autoreferenti, ossia sordi a ogni sollecitazione razionale che provenga dall'esterno, sono restati chiusi nelle loro caste culturali e di potere e si sono sempre più allontanati dalla realtà da affrontare, in particolare l'esistenza di disoccupati, forse perché minoranze che non si sognano di votarli. Sembra che dicano ai critici, It's politics, stupid! La politica che prevalse nel dopoguerra di perseguire l'obiettivo della piena occupazione è stata definitivamente abbandonata; la convivenza sociale è ridiventata una lotta quotidiana tra forti e deboli, tra chi ha il potere e chi non lo ha, mascherata da continui riferimenti a una giustizia sociale di cui si sono persi connotati e contenuti.

Di Paolo Savona

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