Carmelo Lentino

Il fischietto e il pallone

Marcello Nicchi racconta gli arbitri di calcio italiani

Prefazione di Donatella Scarnati

Cartaceo
11,40 12,00

“L’arbitro come custode, discreto e quasi invisibile del corretto e leale svolgimento di una gara…”. Questo si insegna del resto da anni nelle Sezioni e nei ritiri dell’AIA: evitare il protagonismo, dentro e fuori

“L’arbitro come custode, discreto e quasi invisibile del corretto e leale svolgimento di una gara…”. Questo si insegna del resto da anni nelle Sezioni e nei ritiri dell’AIA: evitare il protagonismo, dentro e fuori dal campo, che poco si addice a chi, come l’arbitro e il magistrato, deve far rispettare le regole e giudicare allorché le stesse vengano trasgredite. Però, poi, ogni regola può avere la sua eccezione. Il movimento arbitrale non può esimersi dall’attribuire gloria e onori agli arbitri, compresi quelli ancora in attività, che hanno raggiunto le vette del calcio mondiale. In particolare, va detto, tre stelle nel firmamento più luminose di tutte le altre: quelle di Sergio Gonella, Pierluigi Collina e Nicola Rizzoli, unici tre arbitri italiani ad aver diretto una finale del Campionato del Mondo. E tre fischietti mostrine, che l’AIA paragona alle stelle cucite sulle maglie delle Nazionali, Marcello Nicchi ha fatto cucire sulle divise di gara, per rimarcare le «vittorie» messe a segno da tutto il movimento arbitrale italiano.

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