In un libro i segreti della comunicazione di Matteo Renzi (Lastampa.it)

di Fabio Martini, del 24 marzo 2015

Renzi & Co.

Il racconto dell'era nuova

Da Lastampa.it del 24 marzo

Matteo Renzi, si sa, è un mago della comunicazione, la sua narrazione si alimenta di un talento naturale, ma anche di espedienti non sempre evidenti a occhio nudo: effetti speciali preparati a tavolino, messaggi subliminali, un incessante lavorìo dietro le quinte. Per la prima volta l'apparato comunicativo del presidente del Consiglio è messo in chiaro dalla politologa bolognese Sofia Ventura nel libro «Renzi&Co. Il racconto dell'era nuova» (Rubbettino), che dopo decine di instant book sul personaggio, ne propone uno studio analitico.
L'assunto del saggio interpella la psicologia collettiva: gli ininterrotti messaggi prodotti ogni giorno da Renzi (social network, tv, discorsi, ecc.) contribuiscono a fissare nell'immaginario «uno schema che richiama quello antico delle fiabe: un Paese caduto in un gelido inverno per l'incantesimo operato da qualche malvagio e che torna alla gioia della primavera grazie ad uno o più eroi». Uno schema, quello della fiaba, che risulta efficace perché «utilizza prototipi interiorizzati» - il cattivo, il buono, l'invidioso - che tutti utilizzano nella vita quotidiana e nei quali ognuno può identificarsi.
Renzi corrobora lo schema fiabesco con un apparato narrativo intriso di modernità: unico leader continuamente on line, il premier riesce a «saturare la giornata politica», partendo dal tweet del primo mattino, per finire alle nove di sera, con la nota informale fatta inviare ai giornalisti, «con la quale schiaccia l'ultima battuta sull'ultima dichiarazione altrui».
Una «campagna permanente» alla maniera del Sarkozy Presidente, che «come un uomo di televisione, moltiplicava le apparizioni, per scongiurare l'angoscia dell'assenza». Rapporto non sempre semplice, quello con i giornalisti, essenziali nella narrazione della sua storia, ma poco apprezzati «quando il loro racconto devia dalla trama che lui sta tessendo».
Essenziale invece il ruolo di Maria Elena Boschi, «interprete e custode» più compiuta del racconto renziano, nel suo presentarsi meno polemica del leader, ma al tempo stesso incardinata sempre alle stesse parole d'ordine, impermeabili alla complessità; della politica, perché tutto avviene «ovviamente», «chiaramente», «ragionevolmente».
Ma alla narrazione del premier, come a quella di tutti i leader, contribuiscono anche i "comprimari" tutti allineati col racconto del protagonista: il «pretoriano» Serracchiani, «rigido difensore della missione»; l'«andreottiano» Guerini, «più attento alla complessità»; «chi cerca di adeguarsi» (Giannini e Poletti); ma anche «Lady Like» Alessandra Moretti che col suo celebre elogio del tempo passato dall'estetista, conferma che «essere "pop" costituisce un atout per chi fa politica» ma che è sempre in agguato «il pericolo della saturazione».
Immerso in «un eterno presente» senza passato, perché quel conta sono «l'oggi» e il futuro immediato, in lotta incessante contro i "gufi", nell'analisi di Ventura il premier si muove «in un tempo velocissimo senza tempo», nel quale «la realtà politica» si identifica col flusso continuo delle sue comunicazioni. Una narrazione, quella del premier, che mette in risalto la «natura superlativa» delle realizzazioni governative, grazie ad una striscia ininterrotta di auto-elogi. E dopo un'analisi dettagliata - centinaia di tweet e hastag, contenitori pop - la sorpresa: cucendo alcune espressioni renziane, Ventura costruisce ex novo una breve fiaba, un compendio del carattere favolistico della narrazione del premier: «C'era una volta un giovane senza paura...».
Alcuni settimane fa, ignorando il libro in uscita, Renzi ne ha involontariamente confermato l'assunto. All'Espresso, che gli chiedeva se la sua narrazione somigliasse ad una fiaba, Renzi ha risposto: «Non parlerò mai male delle favole. Chesterton diceva: le fiabe non dicono ai bambini che il drago esiste, ma che il drago può essere sconfitto». E dunque, «il premier è uno che racconta una storia: se non sa farlo, il resto è inutile».

di Fabio Martini

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