Un’emergenza di vecchia data (9colonne.it)

di Paolo Pagliaro, del 30 marzo 2021

Il governo dell'arbitrio

Riflessione sulla sovranità popolare durante la XVIII legislatura repubblicana

Alla vigilia della pandemia, il 31 gennaio 2020 è stato proclamato lo stato d’emergenza che ha conferito alle autorità poteri pressoché illimitati. Da allora i giuristi sono divisi tra chi urla al colpo-di-Stato e chi, sul versante opposto, difende la legittimità dell’operato del governo, con un arco ricchissimo di posizioni intermedie. Di questa discussione dà conto un saggio pubblicato da Rubettino, e intitolato “Il governo dell’arbitrio”. Lo ha scritto Luca Perfetti, professore di diritto amministrativo e avvocato, il quale sostiene che la proclamazione dello stato d’emergenza per il Covid 19 non ha fatto che accelerare un processo in atto da tempo.

Da molti anni - a fronte di singole questioni rilevanti - il nostro sistema è infatti caratterizzato da leggi emergenziali, che introducono regimi particolari, comprimono la possibilità di opporvisi e derogano alle norme ordinarie. Negli ultimi vent’anni, con leggi d’emergenza i governi sono intervenuti, ad esempio, per risolvere le crisi delle banche. Per affrontare i disastri ambientali, da Bagnoli all’Ilva. Per salvare Alitalia. Per organizzare le Olimpiadi o l’Expo di Milano. Per ridurre diritti fondamentali, come nella disciplina dei migranti.

Sostiene l’autore che una concezione distorta della sovranità è il comun denominatore di episodi apparentemente molto diversi come il lockdown anti-Covid, il blocco dei migranti sulla nave Diciotti, la manifestazione della Lega nella quale l’allora Ministro dell’Interno, indossando la felpa della Polizia, chiese alla piazza i pieni poteri. Ma - ricorda Perfetti - tutti i poteri, nello stato di diritto, hanno dei limiti e non possono essere pieni, anche quando li sorregge il consenso.