«Roma», il capolavoro dimenticato di Fellini che ci racconta la capitale di oggi (viviroma.tv)

di Redazione, del 29 ottobre 2020

«È la città fantastica che ho immaginato da bambino, che ho scoperto da ragazzo, nella quale ho vissuto e lavorato, e che oggi mi sembra di non conoscere più». Così, nel 1972, Federico Fellinipresentava Roma, un film poco visto, poco celebrato, quasi mai inserito tra i grandi titoli felliniani, raramente evocato persino quando si parla della “Roma di Fellini”. È un film invece con cui Fellini immagina con grande anticipo quel che sarebbe diventata la città, perché come diceva Giulio Carlo Argan, “nessuna città sa peggiorare meglio di Roma”. Dieci anni dopo il bagno di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nella Fontana di Trevi, Fellini ci trascina in una Roma irriconoscibile, cupa, claustrofobica, eppure sempre uguale a sé stessa: l’ingorgo apocalittico sul Grande Raccordo Anulare, le rovine negli scavi della metropolitana, il défilé di moda ecclesiastica, la scorribanda notturna dei motociclisti, sono scene che celebrano la visionarietà felliniana ma che raccontano anche la trasformazione della città in un magma metropolitano sempre più ingestibile.

A questo grande capolavoro trascurato di Fellini è dedicato il nuovo libro di Andrea Minuz «Fellini, Roma», edito da Rubbettino, che arriva in libreria in occasione dell’anno del centenario della nascita del grande regista riminese, ma che vuole soprattutto riflettere sul gioco di specchi tra la città inventata da Fellini e la Roma di oggi. Attraverso una vasta documentazione e lo studio di materiali d’archivio, Minuz ripercorre così il film alla luce dei discorsi sul mito, il disfacimento di Roma e il suo scollamento dal paese, che da sempre attraversano il carattere nazionale e l’identità italiana.

Andrea Minuz insegna Storia del cinema presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Con Rubbettino ha pubblicato «Viaggio al termine dell’Italia. Fellini politico» e «Quando c’eravamo noi. Nostalgia e crisi della sinistra da Berlinguer a Checco Zalone». Scrive per il quotidiano «Il Foglio».