Recensioni / Luce del Nord (gliamantideilibri.it)

di Martino Ciano, del 11 aprile 2020

In una società liquida, in cui non c’è spazio per coloro i quali non sanno adattarsi al sistema, Cristian, Eva e Frank sono tre persone inadeguate e abbandonate al loro destino. Risucchiate nel vortice della sopravvivenza, provano a contrastare questa forza centrifuga utilizzando un’arma che la società contemporanea non ammette da tempo: la fiducia nel prossimo.

Vittime inconsapevoli di una vita che non hanno scelto, i nostri tre eroi faranno i conti con il dilemma essere o non essere. Ma un’altra ossessione li perseguiterà, ovvero, cercare il loro ruolo nel mondo. Ed eccoci in compagnia di Cristian, il fesso per antonomasia, per il quale finché c’è vita c’è speranza; Eva, la ragazza dalle grandi potenzialità, sensibile, empatica, sfortunata, che annega nel cibo le sue delusioni, ma che non demorde e stoicamente cerca qualcosa di buono nella specie umana; Frank, un ex stunt che dopo un periodo di fortuna nel cinema si fa fregare dall’alcool e dalle donne.

Per uno strano scherzo del destino, i tre finiranno per incontrarsi e si faranno forza l’uno con l’altro. Ma ciò che colpisce di questo libro è come l’intera storia è stata costruita. Infatti, attraverso una serie di peripezie che si muovono tra il drammatico e l’ironico, l’autore crea quell’intreccio spettacolare tipico della contemporaneità, in quanto, la nostra epoca è solo una spettacolare lotta per la sopravvivenza a cui tutti siamo costretti a partecipare.

Se è vero che Frank, Eva e Cristian sono emarginati, vista la loro condizione di uomini senza averi, è anche vero che essi non sanno competere secondo le regole del gioco che, in prima battuta, impongono una progressiva spersonalizzazione. Questi simpatici disgraziati sono sicuramente loro stessi e non hanno paura di dimostrare la loro personalità.

Certamente, siamo in presenza di un ottimo romanzo. Infatti, Gianluigi Bruni ci porta con ironia in una storia italiana, una di quelle pre-Covid, e mi permetto questa digressione visto che molto di ciò che eravamo non tornerà più. Detto ciò, abbiamo davanti un’opera che merita sicuramente di essere letta più volte e che va meditata, visto lo stile convincente, capace di renderci spettatori della vita dei protagonisti e, indirettamente, anche della nostra puerile angoscia.