Premio giornalismo d'inchiesta 2019 a don Aldo Buonaiuto (interris.it)

di Giacomo Galeazzi, del 17 settembre 2019

Donne crocifisse

La vergogna della tratta raccontata dalla strada

Lunedì al Festival giornalistico delle Marche sarà assegnato al direttore di In Terris il prestigioso riconoscimento per l’impegno sociale

 

È don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della comunità Papa Giovanni XXIII e direttore del quotidiano digitale In Terris il vincitore dell’edizione 2019 del Premio giornalismo d’inchiesta nel settore sociale all’ottavo Festival delle Marche. La premiazione avverrà lunedì sera a Osimo, in provincia di Ancona, culla del Festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche, diretto da Gianni Rossetti. “Don Aldo Buonaiuto, uomo di fede e giornalista - si legge nella motivazione del prestigioso riconoscimento - porta quotidianamente in ogni sede si trovi ad operare per restituire dignità a tante donne sfruttate in giri di prostituzione, malaffare ed organizzazioni criminali o per contrastare delinquenti che approfittano di persone ingenue e disperate per introdurle in sette che non hanno nulla a che fare con la religione”.

Sempre dalla parte di chi soffre

Il direttore di In Terris racconterà in particolare  il lungo tratto di vita trascorso di notte sulle strade italiane, prima con don Oreste Benzi e con i volontari della Giovanni XXIII. “Tutto ciò ha cambiato irreversibilmente il mio modo di sperimentare e condividere la fede - spiega il sacerdote anti-tratta, autore del libro “Donne crocifisse”(Rubbettino con la prefazione di papa Francesco) -. Nelle periferie geografiche ed esistenziali si incontra Cristo nelle piaghe delle nostre vittime. Nostre, perché tutte le volte che si parla di legalizzazione della prostituzione si cede alla tentazione diabolica di normalizzare l’inaccettabile. Neppure dovrebbe essere un’ipotesi quella di poter acquistare un corpo come se fosse un nostro diritto”.  Una notte si trovava a Perugia nella zona di Pian di Massiano dove si ritrova un gruppo (chiamato Goel, il Dio “vendicatore”, che riscatta nel giubileo gli schiavi), a pregare ogni sabato il Santo Rosario a mezzanotte. Un'invocazione a Dio per le donne schiavizzate, che sono lì accanto, sui cigli delle strade e spesso impossibilitate ad attraversarle per aggregarsi alla preghiera. Un Rosario recitato nella cattedrale del cielo al cospetto di una modesta statua della Vergine di Fatima, illuminata da quelle piccole fiaccole che continuano incessantemente ad accendersi da decenni per donare la speranza di una rinascita e il coraggio di abbandonare la strada strappando le catene della servitù.

Un costante richiamo alle istituzioni

 

“Da quel fazzoletto di terra macchiata di sangue sono venute via molte ragazzine vittime della prostituzione coatta, recuperate dalla Vergine Maria - racconta don Buonaiuto -. E sempre da quel piazzale, frequentato negli anni da migliaia di uomini e donne, giovani desiderosi di condividere questa esperienza unica di evangelizzazione, sono nate conversioni e anche vocazioni al sacerdozio”. Don Buonaiuto richiama l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su “quelle ostie viventi che, negli angoli più bui della nostra “civilissima” società occidentale, hanno forgiato la mia esistenza”. Per questo si adopera infaticabilmente affinché la testimonianza delle loro sofferenze arrivi soprattutto alle nuove generazioni. Un messaggio rivolto soprattutto alle agenzie educative, come la scuola e la parrocchia, che in questi anni di crisi sociale e culturale stanno affrontando il mare in tempesta del terzo millennio globalizzato. “Il riferimento mio e di milioni di credenti irradia la sua luce da Piazza San Pietro ed è il Santo Padre che alle donne crocifisse ci insegna a rivolgere attenzione, affetto e condivisione - sottolinea don Buonaiuto-. Per questo, per il segno profetico che dalle sue parole arriva nitido al cuore dell’umanità e per quanto ogni giorno conferma nel suo magistero rivolgo a Papa Francesco il più devoto e filiale ringraziamento”. Eccole, dunque le croci viventi. Anna, morta di Hiv dopo aver ricevuto la carezza di Giovanni Paolo II nel Giubileo del 2000 accompagnata sul sagrato di San Pietro da don Oreste Benzi.

Testimonianze dall’inferno della prostituzione coatta

 

“La carezza del Papa arriva ancora oggi a tutte le nostre “sorelline” che accogliamo ogni giorno - precisa don Buonaiuto -. Quando scelsi Anna tra le decine di ragazze per il baciamano al Pontefice vidi illuminarsi i suoi occhi divenuti luminosi come le stelle che brillano in cielo quando preghiamo sui marciapiedi. Blessing, una notte la avvicinai scorgendo che nascondeva la mano sotto il giacchettino. Nel chiedergli il motivo del suo pianto ininterrotto mi mostrò la destra che grondava sangue. Così alla mia insistenza sulle cause di quella emorragia rispose che era stato l’ultimo cliente”. Dopo averla pagata per la prestazione sessuale le bloccò il braccio incastrandole la mano nella portiera della macchina per riprendersi il denaro e scappare. A quel punto confidò al sacerdote anche di essere incinta e così lui la convinse a seguirlo al pronto soccorso. “Non potrò mai dimenticare la frase che mi rivolse il medico di guardia appena mi vide con quella ragazza: “questa è una prostituta?”. Io non risposi - riferisce don Buonaiuto -. Poi incalzò per provocarmi: “e lei chi sarebbe, il suo salvatore?”. A quel punto fissando intensamente il suo sguardo gli replicai: “io sono uno come lei, chiamato a fare il proprio dovere…gli dia un po' di ghiaccio perché ha dolore”. Infine, la terza ostia vivente”, Maria.  “Una notte la avvicinai sulla strada rivolgendole una serie di domande: “perché sei qui?, lo sanno i tuoi genitori che ti prostituisci?, tu credi in Dio?, quanto soffri?, perché non vieni via con me?”- rievoca-, Questi, ed altri simili, sono gli interrogativi che indirizzo alle schiave della prostituzione. Quesiti opposti a quelli dei clienti che chiedono solo “quanto vuoi?”. Quella notte Maria scoppiò a piangere dinanzi a un semplice prete in tonaca. Quando gli chiesi cosa avrebbero fatto i suoi genitori qualora avessero saputo che era finita in strada, lei mi rispose: “verrebbero immediatamente a prendermi”. E io: “questa notte il Signore ha risposto alle loro preghiere e anche alle tue, mandando me a prenderti”. Poi ho aggiunto in albanese: “non aver paura, vieni via con me” (mos ki frik hajde me mua)”. A qualche giorno dalla sua liberazione, scoprì di aspettare un bambino. Il Goel quella notte aveva salvato due vite.