Mezzogiorno in progress? Non siamo meridionalisti di Antonio Corvino e Francesco Saverio Coppola (sololibri.net)

di Francesca Ferraro, del 09 marzo 2020

Promosso dall’Osservatorio di Economia e Finanza (OBI) di Bari, Mezzogiorno in progress? Non siamo meridionalisti (Rubettino, 2020), curato da Antonio Corvino e Francesco Saverio Coppola è un volume costituito da due parti. Il primo, corposo approfondimento, è affidato ad autorevoli imprenditori, sociologi, economisti e studiosi, che esaminano il problema del meridione da più punti di vista. La seconda parte raccoglie trenta interviste realizzate dalla giornalista Cinzia Ficco. Sono storie di resilienza di giovani che hanno creato lavoro in vario modo: ritornando alla terra, producendo cultura, fornendo innovazione tecnologica, puntando alla natura e al recupero di antiche tradizioni.

La premessa al volume è il Discorso quarto di Francesco Saverio Nitti: l’Italia all’alba del XX secolo (1901) la cui analisi dell’Italia del Nord e del Sud sembra, a oltre un secolo di distanza, ancora attuale e valida:

“Due cose sono ormai fuori di dubbio: la prima è che il regime unitario, il quale ha prodotto grandi benefizi, non li ha prodotti egualmente nel Nord e nel Sud d’Italia; la seconda è che lo sviluppo dell’Italia settentrionale non è dovuto soltanto alle sue forze, ma anche ai sacrifizii in grandissima misura sopportati dal Mezzogiorno. (…)”.

Il Sud continua a perdere risorse che, oggi più che mai, sono risorse umane, fatte soprattutto di giovani diplomati e laureati che vanno al Nord per trovare lavoro e produrre lì ricchezza, mentre, come evidenziato nella presentazione del Presidente dell’OBI Salvatore Matarrese, bisognerebbe puntare al Sud come una grande opportunità per l’Italia e l’Europa, come prospettiva comune di popoli che stanno sul Mediterraneo in relazione al quale “l’Italia e il suo meridione hanno una naturale centralità, non adeguatamente sfruttata”, mentre “l’Italia in ambito internazionale è penalizzata dal suo sistema economico e sociale a due velocità”.

In Mezzogiorno in progress? Non siamo meridionalisti c’è una ricchezza straordinaria di contributi che consente di analizzare la situazione nel suo processo storico, attraverso i propositi e gli effetti dei vari interventi, ma anche di comparare la situazione italiana con quella di realtà europee aventi squilibri territoriali simili, suggerendo di emulare le migliori.

In un quadro di generale difficoltà del Sud, qualche luce di speranza appare delineata nel contributo del prof. Pirro La persistenza della grande industria nell’Italia meridionale tra recessione e ripresa economica (2008-2018) e non mancano suggerimenti e strategie da perseguire. Il libro rappresenta, quindi, un riferimento per passare dalla conoscenza all’azione, per un progetto che si auspica sia veramente cantierabile e, dunque, realizzabile, nell’interesse del Sud Italia, del Nord, e dell’intero Mediterraneo.