La terza via

La terza via di Röpke, una dottrina buona per ogni stagione?

Molti commentatori sono al lavoro nel tentativo di anticipare le mosse del premier Mario Draghi e di individuare le traiettorie di politica economica del nuovo governo. Questo perché Draghi non ha fatto mistero di ispirarsi alle teorie liberalsocialiste, che guardavano al mercato con l'occhio attento di chi ne riconosce l'imprescindibilità sul piano dell'organizzazione delle democrazie avanzate, ma anche le possibili lacune in termini di promozione di meccanismi realmente inclusivi e solidali.
Per fare chiarezza su questi nodi, consentendo il dialogo tra culture politiche ed economiche differenti, ma non antitetiche, può tornare utile riconsiderare la proposta di Wilhelm Röpke, i cui volumi Rubbettino ha pubblicato in questi anni grazie alla curatela di Flavio Felice. Röpke ci ricorda come specialmente in una fase di crisi e di ricostruzione politica economica il ruolo dello Stato possa rivelarsi prezioso qualora assuma la credibilità di arbitro imparziale. E viceversa dannoso qualora pretendese di farsi giocatore fra gli altri, con l'inevitabile prevaricazione dell'elemento politico su quello economico. In altre parole, decentramento e plurarchia possono costituire la cifra dell'azione di un governo che voglia davvero promuovere crescita e benessere per la generazione presente e per quelle successive. Agendo altrimenti, anche questa leadership, per quanto illuminata e autorevole, aggiungerebbe il suo ai fallimenti recenti e trascorsi nella gestione del nostro Paese.
Fortuna vuole che ci sia ancora almeno la possibilità di scegliere quale "via" imboccare. E non è poco.