La scomparsa di MACALUSO e il ricordo di Umberto Ranieri (zoomsud.it)

di Filippo Veltri, del 19 gennaio 2021

La scomparsa di Emanuele Macaluso avviene a pochi giorni dalla celebrazione del centenario di fondazione del PCI. Abbiamo chiesto a Umberto Ranieri, autore del libro “Eravamo comunisti” appena lanciato in libreria da Rubbettino, e vicino a Macaluso con il quale condivideva gli stessi ideali riformisti, un ricordo.

  «Scompare con Emanuele Macaluso un combattente politico della sinistra italiana, dotato di una vivida intelligenza e di una grande umanità. Scompare un uomo libero, con una capacità di totale disinteresse personale. La soglia avanzata della vita raggiunta non gli ha impedito di continuare a riflettere e scrivere sulla vicenda politica italiana, a battersi per rilanciare una sinistra che lui voleva si ispirasse a idealità socialiste. In una epoca di sfrenata personalizzazione della politica, di smania di protagonismo, Emanuele richiamava alla serietà, al rifiuto di ogni affabulazione, al senso di responsabilità verso i lavoratori e verso il Paese.

Aderì al Pci nel 1941 ancora nella clandestinità. Fu sindacalista in Sicilia negli anni degli assalti della mafia di Salvatore Giuliano alle organizzazioni del movimento operaio. Fu dirigente del Pci, nel tempo in cui quel partito fu una straordinaria comunità umana, collaborò con Togliatti, Longo, Berlinguer. Collaborò sempre lealmente ma senza conformismi ed acquiescenze burocratiche. Dicendo sempre con limpidezza il suo pensiero sulle vicende politiche e sulle scelte del Pci. Emanuele fu legato a Giorgio Napolitano da comuni pensieri politici e da una amicizia intensa durata una intera vita. E, insieme a Giorgio, condusse le battaglie dei miglioristi.

Emanuele comprese prima di altri la necessità di uscire dai vecchi confini del Pci. Sostenne tuttavia che c’era un grande patrimonio anche morale che non andava disperso. Per Emanuele il passato andava analizzato seriamente e l’analisi non poteva essere sostituita con sentenze liquidatorie. Il passato non andava rimosso se si voleva rendere comprensibile l’evoluzione e la trasformazione attraverso cui eravamo passati per giungere ad una nuova forza politica della sinistra. Nei suoi libri lo sforzo di ricerca autocritica sulla storia del Pci era schietto e autentico ma combatteva contro le campagne di radicale svalutazione della esperienza storica di quel partito.

Con Emanuele era bello discutere. Colpiva la sua disponibilità al dialogo sulla vita, le difficoltà e le ansie della esistenza. Era bello farlo negli incontri conviviali, dinanzi ad un bel bicchiere di vino rosso magari della sua amata Sicilia.

Mancherà a tutti coloro che con lui si sono battuti per rilanciare il ruolo e la funzione della sinistra italiana, mancherà la sua critica alla demagogia e al giustizialismo, mancherà la sua intelligenza politica e la sua umanità».