La Rivoluzione francese inspirata dall’ideologia massonica (uccronline.it)

di Redazione, del 23 giugno 2018

Un interessante saggio di Fulvio Conti, professore di Storia contemporanea presso l’Università di Firenze, ha mostrato la rilevante parte che ebbe la massoneria durante la Rivoluzione francese.

Lo storico, nel suo Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni tra Chiesa e massoneria, ben recensito da Paolo Mieli, ricostruisce le condanne della Chiesa alla massoneria a partire dalla lettera apostolica In eminenti (1738), con la quale papa Clemente XII stabiliva il divieto, pena la scomunica, di affiliazione alla massoneria e ad altre associazioni dello stesso tipo.

Ne emerge anche l’evidenza di una sovrapposizione di idee tra la massoneria l’Illuminismo. Diverse logge europee, infatti, si riempirono la bocca con le parole “democrazia” e “libertà repubblicana”, lo stesso Voltaire -affiliato alla loggia parigina Noef Soeurs- presentò gli appartenenti come «cittadini della democrazia massonica». Ma, esattamente come gli illuministi, i membri delle logge europee più si credevano progressisti utilizzando tali terminologie e più si comportavano come «vere e proprie strutture terroristiche» dirette a favorire la conquista francese dei Paesi confinanti.

L’influenza della massoneria sulla Rivoluzione francese, scrive lo storico italiano, «appare indubbia, sia dal punto di vista ideologico (basti pensare all’apporto dato dalle logge alla diffusione dell’idea egualitaria e alla sperimentazione di forme di rappresentanza democratica), sia sotto il profilo organizzativo, con molte figure del mondo liberomuratorio che rivestirono contemporaneamente ruoli direttivi durante l’esperienza rivoluzionaria o nel giacobinismo europeo». Non è un caso -come ha notato Franco Della Peruta in La massoneria nella storia d’Italia (Atanòr) — tutti quelli che raccolsero le bandiere della rivoluzione fecero propri metodi organizzativi e simboli massonici. Ma, secondo Della Peruta, i rivoluzionari si differenziavano dalla massoneria per la pratica attivistica e cospiratoria. Sotto questo aspetto «il terreno sul quale germinarono non è tanto quello delle logge dei Franchi muratori quanto piuttosto quello delle congiure repubblicane del 1794-95, delle cospirazioni patriottico-unitarie del 1798-99, delle esperienze giacobine». Conti accredita le stime secondo cui «nei territori italiani a egemonia francese si contarono circa ventimila affiliati, in larga parte funzionari civili e militari», che frequentarono le logge assieme ai rappresentanti dei ceti emergenti dei commerci, delle imprese e delle professioni.

Non stupiscono affatto questi legami, ben si conoscono infatti gli spiriti anticattolici dei rivoluzionari francesi e saperli inspirati da un fenomeno come la massoneria rende ragione al giudizio del noto filosofo francese Philippe Nemo: «Pur definendosi atee – la massoneria francese ha escluso formalmente l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima, i socialisti hanno lanciato lo slogan “né Dio né padrone”, il marxismo difendeva il materialismo ateo – queste dottrine hanno assunto la funzione di surrogati religiosi. In effetti, hanno conquistato i popoli europei, già predisposti a prestare fede a chi promette l’avvento del Regno, sfruttando proprio i valori morali del cristianesimo: l’amore per il prossimo, la solidarietà, il disinteresse, il senso del sacrificio. La rigorosa intolleranza con cui i movimenti millenaristi atei hanno attaccato la Chiesa e il cristianesimo è stata perfettamente spiegata da Anatole Leroy-Beaulieu: poiché la Rivoluzione trasformerà completamente il mondo, occorre che tutti credano che il mondo così com’è sia completamente insopportabile. Non si può quindi permettere che permangano, rischiando di influenzare le persone, forme di sapienza che ci ricordano che il mondo è accettabile nonostante tutti i suoi difetti, che esso va migliorato ma non distrutto. Per questo motivo, dovunque questi movimenti hanno conquistato sufficiente potere, hanno lottato con tutte le loro forze contro il cristianesimo, tentando, ove possibile, di “sradicarlo” completamente dalla coscienza europea» (P. Nemo, La bella morte dell’ateismo moderno, Rubbettino 2016, pp. 13, 14).