L’intelligenza artificiale: nel saggio di Domenico Marino una chiave interpretativa coinvolgente (Redazione)

di Romano Benini, del 31 agosto 2020

L’intelligenza artificiale

Saga fantascientifica o realtà scientifica?

Il saggio di Domenico Marino “L’intelligenza artificiale. Saga fantascientifica o realtà scientifica?” (Rubettino Focus) costituisce una analisi piuttosto utile per riportare uno dei temi di discussione più presenti nel dibattito ad un approccio realistico, lontano dalla contrapposizione ideologica tra i fautori della diffusione dell’intelligenza artificiale come prospettiva necessaria e coloro che si oppongono alla presenza pervasiva delle tecnologie digitali, in quanto complici di un processo di de-umanizzazione che va scongiurato. Marino propone un approccio laico ed un atteggiamento che non confonda lo strumento, l’utilizzo delle forme dell’intelligenza digitale e delle relative tecniche, con il fine, che dipende invece dal rapporto corretto tra politica, società ed economia in cui si devono evolvere le democrazie avanzate.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali, suggerisce il saggio di Marino,  costituisce un dato di fatto ed è compito di una rinnovata funzione della politica riuscirne a governare l’impatto per far emergere gli aspetti positivi e ridurre quelli invece negativi sugli individui.

L’esempio oggi più importante è quello dell’impatto sull’occupazione: è evidente come la diffusione delle tecnologie digitali costituisca un ulteriore salto di qualità delle tecniche che contribuisce alla diminuzione dei posti di lavoro di chi si occupa di mansioni ripetitive o con minor valore aggiunto, ma allo stesso modo la prospettiva del cambiamento tecnologico evidenzia processi di creazione e di affermazione di nuove competenze , che è compito del sistema formativo predisporre ed aggiornare, anche per venir incontro alle esigenze di innovazione che appartengono non solo all’economia, ma anche alla società.

In questo senso la sfida oggi non è nel lasciare carta bianca od ostacolare l’evoluzione delle tecnologie, ma governarne i processi attraverso interventi in grado di collegare le esigenze dell’innovazione economica con la domanda di miglioramento delle condizioni di qualità della vita. Nel saggio di Domenico Marino si affrontano gli scenari e le potenzialità dell’intelligenza artificiale in modo suggestivo, con una analisi critica che espone i rischi nel sistema di welfare, sia per la presenza del digital divide che contribuisce a limitare l’inclusione sociale, che per i rischi sulla privacy che si determinano, soprattutto nei confronti delle fasce più povere della popolazione che accedono ai sussidi.

Il chiaroscuro emerge anche nella lucida analisi sul taylorismo 4.0 e sul rischio che l’evoluzione tecnologica contribuisca a relegare ai margini quote sempre crescenti di lavoratori a bassa qualifica, aumentando peraltro il dislivello salariale e le forme di controllo repressivo sullo svolgimento dell’attività lavorativa.

Davvero interessante appare poi la valutazione di Marino rispetto alla distinzione tra intelligenza artificiale debole, forte ed estesa, in cui si segnala il salto qualitativo tra l’uso dei sistemi digitali per compiti esecutivi od operativi e l’uso invece per funzioni interpretative. La suggestione di Marino non è certo fantascientifica: abbiamo ormai sistemi di intelligenza digitale assolutamente in grado di gestire big data con funzioni predittive ed interpretative, anche se non assimilabili certo alla funzione ed alla natura della coscienza umana. Qui entra in campo, anche nel testo, il tema etico, che rappresenta il rischio post umano come l’esito di un processo di “ de-umanizzazione” certamente accelerato dalla tecnologia digitale, ma che fondamentalmente trae origine anche da un modello economico e di consumo, fortemente diffuso negli ultimi decenni, che vede l’esistenza umana e ne riconduce i fini in ragione della sua mera utilità per le ragioni del capitalismo economico e finanziario. D’altra parte la pressione al consumo che investe chi utilizza i social media in modo particolarmente evidente rappresenta una evoluzione delle note tecniche di persuasione di massa che l’intelligenza artificiale ha soltanto contribuito ad accelerare. La pars construens del lavoro di Marino contiene valutazioni e proposte rispetto al rapporto tra intelligenza digitale e sanità, welfare, giustizia, corruzione, charity e miglioramento delle condizioni di vita di estremo interesse, soprattutto per quanto riguarda le proposte che riguardano gli strumenti di regolazione. Vale la pena considerare anche lo spunto che riguarda la geopolitica che vede nella combinazione tra utilizzo dell’intelligenza artificiale e promozione del capitale umano le due leve principali per sostenere la crescita dei paesi in via di sviluppo, come possiamo già vedere negli investimenti in corso in alcune nazioni. Al tempo stesso è evidente come il tema della sicurezza industriale e della tutela dei brevetti e delle applicazioni sia oggi sempre più connesso all’utilizzo corretto di strumenti digitali di cyber security.

Il saggio del professor Marino rappresenta un compendio al tempo stesso stimolante e provocante. Un testo agevole e comprensibile anche per le generazioni più giovani che ci esorta a cogliere  nella conoscenza tecnologica uno strumento del tutto neutrale, la cui funzione in termini positivi o negativi dipende soprattutto dalla capacità e dall’intelligenza dell’utilizzatore.

Si tratta di intervenire soprattutto sul livello di consapevolezza. La sfida di oggi è quella di sempre: definire e condividere un etica in grado di poter rendere le scoperte della scienza delle opportunità per il miglioramento del genere umano e non degli strumenti per la sua servitù.