La domenica del villaggio: Masaniello, la crisi italiana, Jacovitti (e 5 Ps) (Eretico di Siena)

di Redazione, del 22 settembre 2019

Masaniello

Il masaniellismo e la degrazione di un mito

Eccoci dunque giunti all’appuntamento con la rubrica cultural-domenicale del blog, as usual composta da tre argomenti forti, guarniti da cinque Ps di ordinanza; si parte con la figura di Masaniello, per come ce l’ha squadernata uno dei suoi massimi conoscitori (il professore, storico-modernista, Aurelio Musi) alla Comunale in settimana; per poi recensire il gran bel libro di Andrea Capussela – anche questo presentato alla Comunale in settimana -, capace di offrirci un’analisi della crisi – a livello economico e politico, in primo luogo – dell’attuale Italia. Per “L’angolo del prof”, un ricordo – all’insegna del “come eravamo” – dei diari di Jacovitti: ve li ricorderete, se siete ben oltre i primi anta…

Buona lettura a tutti, domenica essendo!

MASANIELLO ED IL MASANIELLISMO

Tommaso Aniello D’Amalfi (patronimico, perché il personaggio era napoletano al 101%): pescatore, pescivendolo, contrabbandiere; violando la privacy, con madre, una sorella e financo moglie dedite, più o meno sistematicamente, al meretricio. Questo giovane uomo (a 27 anni: erano secoli in cui la Storia la facevano i giovani) si mise a capo della nota insurrezione napoletana che sconvolse la città partenopea nel luglio 1647; ma la leadership del contrabbandiere durò pochi giorni, fino a quando venne massacrato e decapitato nella chiesa della Madonna del Carmine. Essenzialmente, la rivolta del 1647-1648 (che per l’appunto continuò poi nelle campagne, e portò alla creazione di una ossimorica Real Repubblica filofrancese ed antispagnola, fino al ritorno delle truppe di Filippo IV Re di Spagna, il 6 aprile 1648) fu una insurrezione antifiscale, contro appaltatori e gabellieri vari; all’inizio – sotto la leadership masanielliana – tutt’altro che antispagnola, giacché il capopopolo era una fan di Carlo V (“Re senza gabelle”) e della monarchia spagnola in quanto tale.

Il modernista Aurelio Musi – nel suo ultimo libro pubblicato per Rubettino – attualizza la figura di Masaniello, dopo averne dato la opportuna ricostruzione storica ed averne sfrondato il mito ed il contro-mito; eccolo parlarci dunque di una tipica creazione ex post: il masaniellismo. A Napoli, da Achille Lauro attraverso Cirino Pomicino e Bassolino fino all’attuale Sindaco, nessuno è rimasto esente dall’essere considerato come tale, ognuno con una punta di ragione (De Magistris se ne fa addirittura un vanto). Quanto alla scena politica nazionale, extranapoletana, chi potrebbe essere il Masaniello odierno?

Domenica essendo, lascio eventualmente ai lettori l’ardua sentenza…