La Basilicata dinamica non è "Terraferma" - Talenti Lucani - Passaggio a Sud (talentilucani.it)

di Antonio Lotierzo, del 12 febbraio 2020

Terraferma

Un' "Altra Basilicata" tra stereotipi, identità e [sotto]sviluppo

Alliegro è un apprezzato rappresentante di un mutamento nella storiografia di folclorica: dagli studi delle tradizioni popolari si transita verso le metodologie dell’antropologia storica e politica, allargata ad indagini su F.Boas, F.Cushing e L. H. Morgan. Discipline come vasi comunicanti e tuttavia con accenti diversificanti. I nove saggi, editi fra 2001 e 2016, che compongono Terraferma. Un’ “Altra Basilicata” tra stereotipi, identità e (sotto)sviluppo (Rubbettino,  nella collana diretta da Vito Teti,2 019,pp.355,24e) attengono agli estesi tumulti del 1868 contro la tassa sul macinato; ad un eccidio del 1920 a Corleto P.; agli scioperanti uccisi a Potenza nel 1947; alle storie ed alle rappresentazioni dei musicanti di strada viggianesi; all’emigrazione, specie dei mestieri itineranti; alla socialità connessa con il culto della Madonna di Viggiano; alle vicende del petrolio in Tramutola; alla modernità agraria introdotta dalle cattedre di agricoltura; alla captazione dell’acqua per i paesi jonici fra Marsicovetere, Tramutola e Marsico Paterno, dove venne allocato, infine, l’acquedotto dell’Agri nel 1931. Questa mia misera esposizione dei capitoli nulla rende al lettore della ricchezza e godibile ricostruzione che Alliegro compie dei contesti storici e delle mentalità comunitarie, indagate lungo un crinale che mi ha fatto pensare al dibattito fra scienze idiografiche e scienze nomotetiche. Terraferma è titolo che rinvia al ‘paradigma’ (termine caro ad Alliegro, che sa dell’importanza dei ‘punti di vista’, che sa dell’importanza delle ‘rotture epistemologiche’ , come scriveva L. Althusser) della Basilicata come ‘ricettacolo di sopravvivenze preistoriche’, come ‘terra immobile’, come terra ferma che ‘ simboleggia il senso profondo dell’impotenza e della sopportazione senza sbocchi, l’amara frustrazione dettata dall’impossibilità finanche di pensare quali agenti di movimento” possano creare una storia sociale diversa. Alliegro critica i paradigmi del lucano bandito, dello sfasciume geologico, dei disamorati venditori di bambini, del levismo che rimarcava solo precarietà, vergogna nazionale, spazio senza Cristo e civiltà del familismo amorale. Nell’ aggettivo  ‘altra’ del sottotitolo si può pensare ad un rinvio a G. Galasso, che scrisse di ‘ Un’altra Europa’ come esplorazione d’un’antropologia storica che mai mancò di distanziarsi dalle risultanze e dai metodi di una storiografia storico-politica, di cui sottolineava la centralità,  come mi sembra suggerisca anche A. Musi, nel citato ‘La storia debole’.

Il lettore si accorge di essere nel fuoco delle interpretazioni ma è guidato dallo stile analitico e ridondante di Alliegro che si muove con agilità, consapevolezza e vivacità di raffigurazione. Prima precisazione: va respinta ogni definizione dell’ “identità”, non esiste un’ essenza costitutiva di un popolo, va rifiutata ogni definizione sostanzialistica ed essenzialistica (qui Alliegro mostra di seguire la linea teorica che da C. Lévi Strauss giunge a U. Fabietti e F. Remotti). E’ qui la menzogna del ‘prima gli italiani’. Altra cosa è l’”identizzazione”, processo in cui si esprimono i bisogni di identità, ma che sono bisogni storici, che vivono nei ‘rapporti sociali’, nelle congiunture economiche e nelle ‘logiche di potere di cui sono espressione’. Le identizzazioni sono ‘azioni di negoziazione che intrecciano le memoria di storie lunghe con le suggestioni di congiunture’. L’identizzazione attiene al processo di elaborazione culturale, alle strategie di appaesamento e di radicamento che avvengono con il supporto degli strumenti simbolici e le stratificazioni mnemoniche, per cui essa assolve al ruolo di distinzione sociale. Pertanto l’identizzazione è un dispositivo (altro termine caro ad Alliegro, che non so se intende come G. Agamben) con cui incorporiamo conoscenze e strutturiamo emozioni, all’interno dei nostri sistemi valoriali. Pertanto l’identizzazione è strumento di coesione sociale e costituisce un riduttore semantico della complessità; è una attrezzatura di cui gli uomini si servono per affrontare il bisogno ineludibile di identità; di rafforzare l’io ed il noi verso gli altri; di fondare l’esserci e costituire le comunità, fondate sia su vincoli di sangue e parentela e sia su affinità politico-istituzionale. L’identizzazione, avendo un potere creativo e propagandosi dall’immaginario, genera l’identità. E’ con questa concettualizzazione che Alliegro si muove a ricostruire quei nove momenti storici, fra 1868 e 1931, la cui lenta ed efficace esposizione costituisce Terraferma.