Contro la tratta, fuori dal coro (interris.it)

di Giacomo Galeazzi, del 02 gennaio 2020

Donne crocifisse

La vergogna della tratta raccontata dalla strada

Per il secondo anno fra i marsicani più influenti spicca il nome di suor Carla Venditti, originaria di Avezzano, la religiosa che si dedica a strappare le giovani donne dalla prostituzione tra le strade dell'Abruzzo e di Roma e che, per questo, è nota come la "suora antiracket". La classifica, riferisce Adnkronos, elenca gli abruzzesi del territorio che si sono distinti in diversi ambiti ed è stilata dal quotidiano Marsica Live.

Tra gli angeli della notte, nel freddo delle strade romane e abruzzesi, suor Carla avvicina le tante giovani ragazze per le strade e le porta nella casa di accoglienza gestita dalle sorelle ad Avezzano. Bastano poche parole in inglese, o in italiano, per scaldare gli animi di ragazze costrette alle schiavitù della prostituzione. Carla ha realizzato un piccolo libro "Il narciso ribelle", scritto e illustrato da lei stessa, per finanziare la casa di accoglienza Oasi Madre Clelia. "Dopo l'invito di Papa Francesco, la nostra congregazione, -spige all'Adnkronos suor Carla- ha accettato l'idea di aprire parte della Casa generalizia per accogliere le ragazze salvate dal giro della prostituzione, in un ex asilo appartenente all'Ordine delle suore. Ci rechiamo nelle strade più difficili di notte e, avvicinandoci alle ragazze, cerchiamo di creare un rapporto sincero e aperto con loro, basato prima di tutto sull'amicizia e la fiducia. Sentivamo che servisse altro e abbiamo creato una famiglia, non una casa d'accoglienza. E' importate sentire l'urlo di Cristo sulla croce per aiutare chi, come queste ragazze, vivono sofferenze fisiche e morali".

Identikit di una tragedia sociale 

"Le donne che si prostituiscono arrivano da ambienti familiari e sociali degradati, hanno alle spalle storie di povertà, violenza e abusi- racconta don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Giovanni XXIII e autore del libro d'inchiesta "Donne crocifisse" (Rubbettino, con la prefazione di papa Francesco)-. Non ci può essere libertà in un comportamento che nasce da una catena del genere. Andando sulle strade italiane per tentare di recuperare queste ragazze, in venti anni non ne ho mai sentita una sola dire di essere felice e contenta a vendersi come un oggetto sul marciapiede". Una “non vita” di violenze, torture, abusi, minacce, ricatti, solitudine, disperazione. "A essere ridotte in schiavitù sono giovani donne, molte minorenni, nella quasi totalità dei casi straniere, che arrivano nel nostro Paese cercando disperatamente un’occupazione onesta e dignitosa- spiega don Buonaiuto-.Tragicamente si ritrovano invece all’interno degli ingranaggi di una macchina infernale. Alcune ex schiave del sesso descrivono la tremenda condizione da cui sono miracolosamente uscite con una frase agghiacciante: “Pensavo di morire, e in fondo ci speravo quasi”. Questa non è sessualità, non c’è parvenza di rispetto dell’altro, non si considera di avere di fronte un essere umano costretto a una vita che non ha scelto e che anzi non immaginava nemmeno".

Logica disumana

Le vittime di violenza portano nel corpo e nella psiche ferite che difficilmente si possono superare. Le schiave del sesso sono le “ultime”, quelle persone invisibili che non riscuotono interesse nell’opinione pubblica. Sono le più povere trai i poveri, le più emarginate. "Il punto è che girano tra noi persone assolte dal forte relativismo etico che trovano naturale e normale comprare il corpo di una giovane quasi sempre coetanea della propria figlia o sorella- evidenzia don Buonaiuto-. Il maschilismo imperante, purtroppo anche da parte di molte donne, fomenta il convincimento sociale dell’utilità del meretricio e quindi della legittimità di poter comprare il corpo e sfruttarlo sessualmente per dieci, quindici, venti volte al giorno. Questa logica disumana rende lecita la compravendita del corpo altrui, elevandola anzi a un vero e proprio diritto. Le ripercussioni sulla donna “acquistata” non interessano".

Senza scrupoli

C’è chi parla con voce dirompente, fuori dagli schemi: una presenza tanto efficace quanto scomoda che ama dire la verità senza mezzi termini e che ha definito una tortura lo stato di prostituta. "Coloro che invece si permettono di scherzarci o addirittura di paragonarsi a queste vittime lo fanno perché non le hanno mai guardate come persone, aldilà degli organi genitali,  per cogliere nei loro occhi l’abisso di chi ha perso tutto, a partire dalla dignità umana- puntualizza il sacerdote che prosegue la lotta contro il racket della prostituzione coatta iniziata con don Oreste Benzi-.Si, perché quando vieni venduto e poi comprato ogni notte e usato e abusato aldilà della tua volontà, spesso senza avere alternativa, si tratta di un annullamento della persona, è sterminio dell’altro: è tortura!In Italia ci sono solo sulle strade oltre centoventimila donne soggette a questo supplizio da parte di milioni di cosiddetti clienti, senza scrupoli, convinti di avere il diritto di concorrere allo stato di schiavitù. Un altissimo numero non quantificabile viene fatto prostituire all’interno dei locali. E’ un crimine acquistare il corpo di una ragazza che mai sceglie di farsi usare bensì è costretta a sottostare al racket, alla madame, al voodoo, al pappone, al sistema del profitto".