Centennials Vs Millennials: il digitale, la sfida della scuola (tuttoscuola.com)

di Redazione, del 27 febbraio 2020

Senza Maestri

Storie di una generazione fragile

Impatto delle nuove tecnologie sulle modalità di apprendimento delle nuove generazioni. Questo è stato il comun denominatore del confronto tra La scuola dei Centennials di Valentina Aprea e Senza maestri. Storie di una generazione fragile di Anna Ascani che si è svolto lo scorso 26 febbraio presso la sede di Roma dell’Università eCampus, situata in via Matera 16. A moderare il dibattito Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola. A parlare di digitale, formazione, giovani e non, ma soprattutto di musica come opportunità universale di comunicazione e strumento di lotta a bullismo e discriminazione, direttamente dal Festival di Sanremo anche Marco Sentieri.

“Se i Millennials dei quali si è occupata Anna Ascani – ha introdotto Vinciguerra – hanno dovuto imparare da soli a coesistere con la rete e i social, non avendo avuto padri e insegnanti preparati a questo, i Centennial vivono la nuova realtà digitale come un elemento costitutivo del loro ambiente. Per questi ragazzi, come scrive Valentina Aprea nel suo libro, serve una formazione 4.0 anche reinterpretando l’alternanza scuola lavoro. Ad occuparsi della formazione di questi ragazzi saranno sempre più chiamati i Millennials che entrano ora nelle scuole. Serve quindi uno sforzo da parte delle Università per aiutare gli insegnanti, molti dei quali oggi sono pre Millennials e continueranno ancora insegnare per altri 10, 20 anni, a sfruttare le potenzialità degli strumenti tecnologici. Quella del digitale è la sfida della scuola per i prossimi anni a venire, ma anche di tutto il Paese”.

“Oggi i nostri ragazzi vanno ancora in una scuola ferma al Novecento che dobbiamo archiviare – ha detto Valentina Aprea agganciandosi al discorso di Vinciguerra -. I nostri ragazzi devono essere educati alla futurità. Non possiamo oggi ignorare il futuro”.

“Quando andavo al liceo, una mia amica aveva fatto un buco nel banco. Tempo fa ho rimesso piede nelle mia scuola, sono entrata nella mia vecchia classe e tutto era uguale: anche il banco era ancora lì, con il suo buco. Anche mia mamma ha frequentato il mio stesso liceo, e quando mi ha raggiunto nella scuola mi ha detto: ‘Non è cambiato proprio niente’. – ha esordito Anna Ascani -. Tutto questo fa sorridere, ma ci deve far pensare. Se mio nonno oggi dovesse tornare nell’azienda dove lavorava non saprebbe dove mettere le mani oggi, ma se invece lo mettessimo a scuola saprebbe probabilmente benissimo come comportarsi. Ma la scuola deve essere quel luogo che è sempre un passo avanti, eppure gran parte della scuola italiana è ancora attaccata all’idea di lezione frontale”.

A parlare di digitale e nello specifico della sua parte malata, quella che porta poi al cyberbullismo. è stato Marco Sentieri, finalista di Sanremo Giovani con la sua canzone “Billy Blu” dove canta proprio del fenomeno del bullismo: “Anche nel mio ambito, quello musicale, abbiamo vissuto la rivoluzione del digitale e resta ancora il canale privilegiato per arrivare ai più giovani”, ha concluso.

L’onorevole Aprea, che si occupa di scuola ed educazione dal 1994, nel suo nuovo libro La scuola dei Centennials pone l’attenzione sull’istruzione fornita alla generazione di ragazzi “on demand”, quella generazione che ha avuto accesso alla conoscenza senza precedenti grazie a Internet. Aprea mette in discussione le odierne metodologie didattiche: fatte di lavagne di ardesia e lezioni frontali ben lontane dagli strumenti che i giovani usano nel quotidiano. Nel libro viene promossa un’idea secondo la quale il sistema scolastico non può che migliorare con le tecnologie – quali app, realtà virtuale, robotica e attività di coding – che rendono l’apprendimento più coinvolgente e stimolante.

La viceministro dell’istruzione Anna Ascani con il suo nuovo libro: Senza maestri. Storie di una generazione fragile, edito da Rubbettino, prefazione a cura di Matteo Renzi, parla delle debolezze della generazione nata “dopo la caduta degli dei, dopo la caduta dei muri, delle ideologie, dei grandi partiti di massa, dopo le brigate rosse, dopo il terrorismo nero”, la generazione del “dopo” fatta di precariato e fragilità narrata attraverso il racconto di 5 ragazze e ragazzi, accomunati dalla passione per la politica.