“Sei tu, Ticino?”: le storie dure e poetiche di Fabio Andina (apostrofiasud.wordpress.com)

di Maria Teresa D'Agostino, del 19 novembre 2020

Sono nato agli inizi degli anni Sessanta in un paese ticinese ai piedi delle Alpi sul confine con l’Italia. Lì la vita scorreva lenta, tutti si conoscevano, i bambini giocavano in piazza e nei boschi, le giovani coppie si baciavano nei prati tra l’erba alta e i fiori, gli adulti chiacchieravano al bar. Poteva sembrare al paradiso in terra, quel posto. Per alcuni lo sarà anche stato. Ma non per me. Io, in un certo senso, in quel posto sono anche morto. E dico morto perché è lì che ho visto per l’ultima volta la luce del sole. Da quando sono qui dentro, sono un uomo morto. (Sei tu, Ticino?, F. Andina, Rubbettino 2020)

Dalle atmosfere rarefatte dei luoghi isolati in montagna agli ambienti popolosi della pianura, tra dialoghi essenziali e lunghe introspezioni, si muove un’umanità smarrita e dolente, grottesca e straniante. Storie folgoranti e spiazzanti. Sei tu, Ticino?, fresco di stampa, è il nuovo libro di Fabio Andina per Rubbettino. Dopo La pozza del Felice, divenuto best-seller nei paesi germanofoni (Svizzera, Germania e Austria) con la traduzione in tedesco, a breve tradotto anche in francese, lo scrittore italo-svizzero torna con storie “catturate” in luoghi di “frontiera”, come le vette estreme e il traffico caotico, come i silenzi fitti e i pensieri incessanti. Un mondo sospeso, avvolto da nuvole, nebbia, bagliori e oscurità. Ci sono il Teo, il Seba, il poro Michi, l’Andrea. Tutti con le loro “vite senza volto”, aggrovigliate su sé stesse, in un improbabile Eden. Voci da un universo frantumato in schegge acuminate. Andina ascolta, immagina, racconta.

Nel racconto “Autostop”, tra salite e discese, qualunque direzione è buona per intrecciare esistenze e storie, quasi una “dichiarazione” su come nasce la narrativa di Fabio Andina. È vero. Se hai la capacità di ascoltare, ogni persona ti mostra molteplici vicende e sentimenti, ogni persona è un romanzo. Le storie ti vengono a cercare e si trasformano in narrazione. In questo caso, ho immaginato un autostoppista senza meta, osservatore “privilegiato” sulla vita, con l’automobile che si fa luogo di lunghe confessioni. Ho avuto la tentazione di farlo davvero, di chiedere passaggi a sconosciuti ed entrare così in contatto con le loro vite. Una situazione plausibile, ma come mille altre che ogni giorno ci portano vicino alle esistenze altrui, dandoci la possibilità di portare fuori nuove storie.

Ne “Il poro Michi” il protagonista, defunto da poco, emerge dai racconti da bar di chi lo ha conosciuto. Mentre “Sherek” è un personaggio grottesco e senza speranza. Non è stato difficile immaginare le cose che si dicono tre amici seduti a un tavolo dopo la morte di uno del paese, come il poro Michi. Si parla della buonanima con mestizia, anche se si tratta di un tipo che amava menare le mani e su cui si era sempre parlato più nel male che nel bene. Una situazione abbastanza consueta che, però, mi ha dato la possibilità di sondare anche questo aspetto dell’animo umano: la reazione di fronte alla dipartita di una persona ben conosciuta, in un paese piccolo, dove ogni avvenimento, anche quello più insignificante, è una notizia. “Sherek”, invece, è un uomo burbero, nato con una grave malformazione al cuore che lo condanna a una vita breve, con “la data di scadenza” come dice lui e che quindi lo porta a vivere un’esistenza “aggressiva”.

La pozza del Felice, uscito nel 2018 sempre per Rubbettino, gode di un’onda lunga di successo. La narrazione essenziale, quasi grezza, rude, ma fortemente evocativa e poetica, dei silenzi e delle “voci” della montagna ha conquistato un pubblico vasto di lettori. Ora colpiti e spiazzati dai temi e dal linguaggio di Sei tu, Ticino?. Una sorpresa per molti. Andina e le tante corde del narrare. “L’Andrea”, per esempio, è un noir, la discesa dentro un’esistenza buia. Un racconto inquietante, doloroso. “L’Andrea” è un piccolo romanzo o un racconto lungo. Il protagonista non ha mai conosciuto il padre, la madre fa la vita, vede morire il gemello e un uomo, un contrabbandiere che lui considera un padre, viene ucciso. Una vita di estremo dolore che si traduce in azioni estreme, fino all’omicidio.

Come nasce il titolo Sei tu, Ticino? Attraverso i racconti mi interrogo sul territorio, un luogo visto in maniera quasi idilliaca da fuori e invece denso di contrasti, limiti e disagi, un po’ come tanti i luoghi del mondo. In Ticino ci sono omicidi, suicidi, problemi economici, inquietudini sociali, esistenziali. Una situazione peggiorata negli ultimi venti anni. Come dicevamo all’inizio, la narrazione nasce dall’osservazione, perciò mi sono ritrovato a scrivere di questo territorio, andando tra le sue pieghe. In questo senso, “L’Andrea” è l’essenza del dolore del Ticino e dell’umanità tutta.

Questa tua nuova pubblicazione è stata subito accolta con favore dai lettori e, in qualche modo, affianca il Felice e la sua storia. La pozza del Felice continua il suo percorso; con Sei tu, Ticino? potremmo dire che rotolano e si ingrossano assieme. Il lockdown del marzo scorso ha dato spazio a una lettura più lenta, riflessiva, fatta di sensazioni come La pozza del Felice. Andiamo, in generale, verso un mondo che ha bisogno di meno fretta, di più misura, e questo credo che possa non fare altro che bene all’individuo e anche alla lettura. I racconti sono nati in questi ultimi due anni, tra la consegna della bozza del Felice e la nascita di nuovi romanzi a cui sto lavorando. Non parto mai da schemi prefissati, è la storia in sé che diventa racconto o romanzo, è la storia che si prende gli spazi necessari al suo compimento. Scrivo in maniera istintiva, di getto, come si usa dire. Ma poi lavoro molto correggendo, rielaborando, limando. In questo momento mi sto dedicando ad altri racconti destinati a un’antologia per le scuole svizzere e per una rivista di letteratura. Nel 2021 il Felice, intanto, esce in francese, un successo che varca i confini. Sono molto contento.