Vent'anni di "Opzione zero", l'Italia vittima dell'indecisione (Il Messaggero)

di Antonio Galgo, del 12 novembre 2014

Opzione zero

il virus che tiene in ostaggio l'Italia

Da Il Messaggero del 12 novembre

Una vecchia regola della politica recita che non decidere, quando è necessario, significa fare un passo indietro. E in fondo lo stesso meccanismo si può applicare alla vita delle imprese, alla pubblica amministrazione, alle relazioni tra le parti sociali. Un esempio molto concreto dei guasti dell'equazione non decidere-non rischiare lo stiamo vedendo a proposito degli effetti del maltempo.
Il caso Italia è racchiuso anche in questa sorta di Opzione Zero, come recita il titolo del libro (edizioni Rubbettino) scritto dal manager quarantenne Francesco Delzìo: non decidere per non rischiare. Lo fa la politica, inchiodata e impantanata in una spirale di veti incrociati che ne deprimono la funzione e la credibilità. Si annunciano riforme, rivoluzioni, cambiamenti di passo: ma alla fine i partiti sembrano avvolti in una nube da eterno talk show. E nessuno rende mai conto delle promesse fatte e non mantenute. Lo fa una burocrazia vecchia nei metodi e nella carta d'identità, pronta sempre e solo a mettere sul tavolo il suo potere di interdizione. E lo fanno perfino gli imprenditori, quando restano paralizzati dai mutamenti del mercato e non investono sull'innovazione. Non a caso, abbiamo una Borsa ridotta a un catino, dove le quotazioni sono dominate dalla presenza dei titoli finanziari e delle note banche imbottite di guai. Le imprese, specie le medie e le piccole, preferiscono evitare il passaggio sui mercati azionari.
VENTENNIO
Delzìo fa risalire l'Opzione Zero all'ultimo ventennio, quello che si è aperto corpo il crollo traumatico della Prima Repubblica. In realtà l'eclissi e lo sfarinamento della nostra classe dirigente arriva da più lontano e l'Italia ha perso da molto tempo, almeno dagli anni Ottanta, una spinta vitale necessaria per avere una strategia che non sia solo la gestione, spesso contraddittoria, del presente. Un politico di razza, come un imprenditore di razza, come un burocrate di razza, sono figure strabiche. Con un occhio guardano al presente, ma con l'altro immaginano il futuro. Quanto ai rimedi, in questo libro ne sono proposti alcuni che l'autore aveva già avanzato in altri testi. Sul versante del lavoro, dove intanto stiamo registrando il naufragio del bonus Youth Guarantee: un piano straordinario, condiviso in sede europea, che consenta assunzioni da parte delle imprese di giovani under 35 a tasse zero. Sul Mezzogiorno, con l'introduzione di una No Tax Area che comprenda tutte le regioni meridionali. Sulla pubblica amministrazione: con una forte spinta del turn over per cambiare, entro i prossimi sette-otto anni, il 50 per cento dei dirigenti oggi in servizio. Compiti ardui, in un Paese che fa fatica a mettere in moto la macchina della modernizzazione. E compiti che oggi spettano a quei quarantenni che, volere o volare, hanno conquistato il potere e non possono più nascondersi dietro gli errori dei padri.

di Antonio Galgo

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