Uruguay in Ticino (Il Sole 24 Ore)

di Stefano Biolchini, del 03 marzo 2014

Da Il Sole 24 Ore del 2 marzo 2014

Le alterne alchimie del destino, le estenuanti traversate dell'Atlantico al tempo dei piroscafi, il Sudamerica da sogno e il calcio nostrano secondo la propaganda del regime fascista. E su tutto la storia di Nesto Bordesante: ragazzino uruguagio abbandonato dalla madre in un orfanotrofio, gli anni dell'adolescenza segnati dal talento calcistico e da un'amicizia che, con il nome, gli regalerà le marche di un destino giotato sempre ai limiti.
C'è tutto questo in Altre stelle uruguayane, fortunoso romanzo d'esordio del quarantatreenne ticinese Stefano Marelli. Una storia nella storia quella di Bordesante, narrata da Sauro, turista perdigiorno in Ecuador e traduttore di telenovelas, che dal casuale incontro con un barbone, il Brujo, trarrà il filo della narrazione. Dietro gli stracci del Brujo si nasconde infatti uno dei più grandi campioni del calcio degli anni Trenta, il mitico Bordesante, la cui vita avventurosa riserva sorprese in quantità. «Avevamo 15 anni. Quella notte lui aveva ucciso un uomo. E io l'avevo aiutato a sotterrarlo» racconta il giovane Picassent, prima di rubare nome e destino al suo amico del cuore Nesto. Per lui, il novello Bordesante, arriveranno soldi, donne in quantità, il successo e lo sbarco nell'Italia mussoliniana. Le frequentazioni dei papaveri del regime, al tavolo da gioco e nei bordelli, faranno il resto.
La guerra e la caduta del duce oscureranno poi la stella uruguaiana fino al ritorno da randagio in Sudamerica. È stato il concorso del premio letterario calabrese, Parole nel vento, a rivelare questo romanzo denso e scritto al contempo con mano leggera, lo stile asciutto e sognante, secondo le traiettorie di un genere oramai in disuso che - fra i molti colpi di scena - delle atmosfere sudamericane sa cogliere al meglio il profumo di fantastico e le riserve di mistero. Per raccontare una vita ce ne vogliono tante: Bordesante è una fenice, «post fata resurgo». E Sauro-Marelli, nelle migliori «pagine sudamericane», riesce a farla volare.

Di Stefano Biolchini

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