Un secolo di anti-Europa
Classe, nazione e razza: la sfida totalitaria

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Collana: Scaffale Universitario
2003, pp 166
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849805475
Oggi numerosi paesi bussano alle porte dell’Unione Europea per entrarne a far parte invocando l’antica appartenenza al “Vecchio continente”; è dunque urgente e attuale disporre di alcuni parametri storici e concettuali per rispondere all’interrogativo su chi e perché può rivendicare l’appartenenza ad esso. Pur senza immaginare di esaurire la questione, questo lavoro si propone di portare un contributo e offrire un elemento di riflessione in più. Dal punto di vista metodologico esso si è ispirato al “principio di contrapposizione” col quale Federico Chabod ha magistralmente scritto L’idea di Europa, e dunque si è concentrato su ciò che dell’Europa rappresenta l’antitesi. L’apologia della Nazione propria del fascismo, la sua negazione praticata dal comunismo, l’identificazione della Nazione con la Razza effettuata dal nazismo e il “melting pot” statunitense, solo superficialmente democratico, rappresentano il cuore di questa riflessione, dalla quale emerge con forza ancora maggiore la necessità che l’Europa ripensi se stessa per ridefinire e rivalutare la sua identità e il suo ruolo. Il cammino verso l’Europa, il suo completamento, è un atto di volontà che nasce dal riconoscimento e dal valore unificante di idee ed esperienze ad oggi dimostratesi imperfette ma comunque le sole in grado di garantire, pur fra contraddizioni, la prosecuzione del cammino all’insegna dell’ideale mai del tutto realizzatosi, ma obiettivo perenne, della libertà e della dignità dell’essere umano. A oggi si ha l’impressione che esse non siano tutelate né garantite dall’islamismo, dall’individualismo, dal comunismo (dove è sopravvissuto), dalle civiltà nomadi né da quelle tribali. Quando parliamo di Europa non indichiamo solo un’area geografica, ma un universo di valori che ha fatto chiarezza al suo interno e nel delicato rapporto fra ciò che è stata, ciò che vuole essere e ciò che conta di fare per poterlo essere, ha espunto dal suo orizzonte ideale le idee e le esperienze che hanno tentato di fondare l’Europa sulla negazione dell’“altro”.