Un moto liberale rilanci l'uomo (Domenica (Il Sole 24 Ore))

di Alfonso Ruffo, del 06 luglio 2015

Giuseppe Rippa, Luigi Oreste Rintallo

Alle frontiere della libertà

Come reagire alla «società delle conseguenze»

Da Domenica (Il Sole 24 Ore) del 5 luglio

Un'internazionale dei diritti umani è quello che ci vuole per rimettere al centro la persona e allontanare lo spettro di una società slabbrata, dilaniata, ostile. La società che stiamo conoscendo, che ci fa paura ma non riusciamo a contrastare perché sprovvisti di capacità interpretativa e, dunque, impossibilitati ad agire per il meglio. Ed è proprio contro questa società, definita "delle conseguenze", che il direttore di «Quaderni Radicali» Giuseppe Rippa scaglia i suoi strali con il libro-intervista Alle frontiere della Libertà appena pubblicato per Rubbettino.
La politica ha le sue colpe, certo, e sarebbe inutile nasconderle. Ma il vero tradimento in quest'epoca opaca, dove tutto sembra congiurare per il peggioramento delle condizioni di vita, individuali e collettive, è dei Chierici, d'intellettuali che hanno perso la facoltà di vedere e prevedere, di essere da pungolo e guida per i principi novelli che senza la bussola e il conforto dell'intelligenzia non sanno che cosa fare, dove andare, che pesci pigliare. E dunque si avvitano intorno a soluzioni che non fanno che peggiorare il problema. E allora solo il filando dei valori centrali e superiori dell'uomo, in chiave squisitamente e finalmente liberale, dopo tanti falsi tentativi che hanno accentuato sfiducia e abbandono, potrà provocare quel salto in avanti in chiave riformatrice che finora è mancato. La dignità della persona, di ogni persona, qualsiasi possa essere il colore della pelle, la religione, la cittadinanza, diventail punto di partenza e di ulivo di un nuovo ordinamento adatto a rappresentare e governare una modernità per troppo tempo tradita.
Forte e legittimato dalla sua lunga e laboriosa militanza radicale, Rippa ha le carte in regola per dire e scrivere cose che altri non potrebbero perché compromessi con un sistema che per mantenersi in vita deve giocare al ribasso facendo leva sulle peggiori pulsioni dell'individuo.
Ci vogliono forza e coraggio per sfidare le convenzioni, decidere di non farsi attrarre da allettanti promesse e conservare desta l'anima e pronta la mente. Perché ci sia sempre meno posto per la corruzione morale e materiale che ci consegna al degrado.
Alle frontiere della libertà c'è la promessa di un mondo migliore non perché più comodo o più semplice ma perché abitato da gente responsabile e consapevole, che non si limiti a subire le conseguenze di disastri annunciati ma sappia dare senso e direzione alla propria esistenza e a quella degli altri. Tenendo ben fermi i cardini di uno Stato di diritto che sia garanzia e sprone per ogni abitante del villaggio globale nel quale dobbiamo imparare a vivere, in un continuo miglioramento di noi stessi assieme a tutti gli altri. La postfazione è di Domenico De Masi.

Di Alfonso Ruffo

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